Dal 27 luglio al 3 agosto, i ragazzi e le ragazze che formano Cima 1 (quarto e quinto anno delle superiori) del Gruppo 1 – il gruppo parrocchiale giovanile di Gesù Nazareno a Torino – hanno percorso circa 130 chilometri a piedi lungo il tratto portoghese del Cammino di Santiago. Ecco il loro racconto di otto giorni di strada.
«Quest’estate Cima 1 ha percorso il Cammino di Santiago anche grazie agli autofinanziamenti organizzati in parrocchia. Accompagnati da padre Andrea Marchini, il parroco di Gesù Nazareno, e dagli animatori Paco, Chiara e Simone, siamo partiti il 27 luglio», raccontano Elisa, Matteo e Paolo. Da Torino il gruppo è volato a Porto, in Portogallo, e da lì in pullman a Baiona, punto di partenza del Cammino. Ricorda Lorenzo: «Siamo partiti per intraprendere una nuova avventura. Ci siamo messi in viaggio con i nostri zaini, l’entusiasmo e la voglia di vivere insieme strada, condivisione e spiritualità». La prima giornata ha riservato una sorpresa: «Ci siamo goduti il primo giorno a Baiona, dove per la prima volta nella storia del Gruppo 1 abbiamo fatto il bagno nell’oceano. E il giorno dopo, il via».
Cinque giorni, centotrenta chilometri e tanti bocadillos
«Sono stati giorni molto intensi. In mezzo alla fatica, le vesciche, le risate e le corse di padre Andrea, la strada ci ha permesso di guardarci dentro, guidati dalle attività preparate dai responsabili, e di metterci a nudo gli uni davanti agli altri – continuano Elisa, Matteo e Paolo – e abbiamo avuto l’opportunità di mangiare il vero piatto che rappresenta la Spagna: il bocadillo (il panino tradizionale n.d.r.)». Le giornate seguivano un ritmo particolare: «Prima del sorgere del sole, in marcia; dopo i primi chilometri, la preghiera delle Lodi e subito dopo colazione con un bocadillo, per poi riprendere il cammino – spiega Lorenzo –; la nostra meta quotidiana era l’ostello dove avremmo trascorso la notte, dopo aver lavato noi stessi e i vestiti, prima di andare a cena. Dopo il momento di preghiera, durante la quale ognuno esprimeva le speranze che portava a Santiago, subito a dormire per la ripartenza del giorno seguente».
Tra i piccoli rituali quotidiani la raccolta dei timbri sulle credenziali del pellegrino. Racconta Sofia: «I timbri… obbligatori, uno per tappa, e non ce n’era uno uguale all’altro. E non solo negli ostelli: nei ristoranti, nei bar, nei negozi, addirittura per strada. C’era chi vendeva a due euro i timbri fatti con la ceralacca sulla sterrata, con il proprio tavolo. Sulle credenziali, il documento che ogni pellegrino deve portarsi appresso per essere identificato come tale e quindi avere diritto alle agevolazioni per i pellegrini, era obbligatorio averne uno per tappa, ma c’erano molti più spazi. Qualcuno li ha esauriti, raccogliendo i timbri per strada, distaccandosi dal gruppo e correndo in un bar, con le proprie credenziali e a volte anche quelle di qualcun altro, per farle timbrare. Se farete il Cammino – mette in guardia Sofia – ogni sera scrivete la data accanto ai timbri del giorno. Noi l’abbiamo scoperto più o meno la sera prima di dover andare a prendere la Compostela (il documento ufficiale rilasciato dall’autorità ecclesiastica che certifica il completamento del Cammino di Santiago fino alla tomba dell’apostolo San Giacomo, n.d.r.), e pochi avevano la penna, così si sono create liste d’attesa. Le credenziali piene di timbri testimoniano il cammino affrontato, i luoghi attraversati e i ricordi di quel momento».
Non sono mancati gli imprevisti, le sorprese e gli episodi destinati a diventare parte della memoria del gruppo. «Il cammino ci ha anche regalato eventi “soprannaturali”, come la miracolosa guarigione della caviglia di Giulia: nonostante ogni medico non le avesse dato speranze di poter camminare, ha trainato con vigore il gruppo per 130 chilometri» ricordano Elisa, Matteo e Paolo.
Camminare insieme, conoscersi davvero
Il Cammino ha offerto a ciascuno la possibilità di conoscere meglio gli altri e anche se stesso. «Che dire, se non che è stata un’esperienza indimenticabile –dice Andrea –, durante il cammino non solo hai la possibilità di condividere momenti bellissimi con persone che conosci da una vita e con cui rafforzi il rapporto, ma è straordinaria la facilità con cui, camminando, ti ritrovi a parlare di qualsiasi cosa anche con sconosciuti; e questo ti fa scoprire nuove amicizie. Il Cammino non è solo un momento in cui costruire relazioni, ma anche per scoprire se stessi; in tutte le ore di cammino è facile stare da soli per un po’ e semplicemente riflettere su qualsiasi cosa ti passi per la testa in quell’esatto momento. Per questo anche le bolle ai piedi, la stanchezza e la voglia di fermarsi e riposarsi anche se sai che devi andare avanti, rendono tutto più bello e unico, e condividere quest’esperienza con i propri amici è una delle cose migliori che mi sia mai accaduta». Una riflessione che ritorna anche nelle parole di Donato: «Il Cammino di Santiago è stata un’esperienza molto introspettiva poiché durante le camminate ho avuto modo di riflettere molto sulle mie scelte di vita e soprattutto sul mio modo di fare e di essere. Questo anche grazie alle domande poste dai responsabili sul “diario di bordo” su scelte passate che hanno portato a un cambiamento decisivo nella mia vita sociale. Il momento più bello era la mattina quando ci svegliavamo presto per camminare al fresco, perché avevo modo di concentrarmi di più sui miei pensieri. Il Cammino mi ha anche permesso di rafforzare legami e soprattutto di capire chi siano le persone importanti per me». Anche Camilla descrive l’esperienza come coinvolgimento di corpo, mente e relazioni: «Santiago è stata un’esperienza indimenticabile. Condividere con i miei amici un cammino così impegnativo mi ha colmato il cuore di gratitudine. Ogni momento passato a camminare non è stato sprecato; la mente ha tempo di riflettere, il corpo di superare i propri limiti e la voce ci apre a scoprire tratti delle persone che ti stanno intorno. Non avrei potuto sperare di fare un’esperienza migliore. Il Cammino di Santiago ti fa scoprire un mondo nuovo dentro e fuori di te».
Tra le tante esperienze condivise, importante quella di Giacomo, che lungo la strada ha festeggiato il diciottesimo compleanno: «Durante l’arco dei giorni in cui siamo stati insieme ho avuto modo di conoscere ancora meglio i miei compagni di gruppo, di discutere dei più vari argomenti e anche di fare riflessioni profonde su di me, sulla mia fede e sulla mia vita personale, confrontandomi anche con gli altri. Ho avuto anche la fortuna di festeggiare il diciottesimo compleanno proprio lungo il cammino; è stato bellissimo condividere questo momento di gioia e di festa grande con tutti i miei amici. Ovviamente le difficoltà non sono mancate: il dolore ai piedi, col passare dei giorni, aumentava, il passo andava via via rallentando, l’andatura zoppicante si faceva più marcata. Tutta la fatica però è stata ripagata all’arrivo a Santiago di Compostela. Vedere la basilica che avevamo tanto sognato è stato molto soddisfacente e potersi riposare su un letto per più di otto ore è stata veramente una goduria. L’esperienza del Cammino è stata un ottimo campo estivo di condivisione di fatiche e dolori ma anche di momenti di felicità e gioia immensa, super consigliato. Nota di merito per padre Andrea che ci ha tenuto testa e ha anche tirato più di noi durante tutto il cammino: un grande».
Il 1° agosto, dopo cinque giorni di cammino, il gruppo ha raggiunto Santiago de Compostela e – come racconta Lorenzo –raggiungere la città, «ha rappresentato il compimento del nostro percorso. Arrivare alla meta non significa soltanto aver concluso un itinerario. Per chi percorre il Cammino nella fede, Santiago rappresenta un momento per fermarsi, ripensare alla strada fatta e affidare al Signore le proprie intenzioni, le proprie domande e le persone care».
Il 2 agosto il gruppo ha partecipato alla messa in Cattedrale , prima di ripartire per Madrid, per poi rientrare a Torino il 3 agosto.
Un cammino che continua
Se la strada percorsa insieme è stata la stessa, diverso è stato il significato che ciascuno ha portato a casa. Per alcuni il pellegrinaggio ha rappresentato anche la conclusione di un lungo percorso all’interno del gruppo, mentre per altri è stato soltanto l’inizio. Racconta Penelope: « Il Cammino di Santiago è coinciso con il termine del mio percorso in Cima 1: un’opportunità per ritrovare se stessi, vivendo un’esperienza diversa insieme a persone che si conoscono da molto tempo. Santiago ci ha fatto capire che, con costanza e determinazione, si può raggiungere qualsiasi obiettivo e che, lasciandosi aiutare dagli altri, si può arrivare alla meta con il sorriso e con il cuore pieno di ricordi, emozioni ed esperienze vissute. È stato un momento significativo anche per alcuni di noi, perché ha rappresentato la conclusione di un percorso di gruppo durato molti anni, mentre per altri è stato l’inizio di un nuovo cammino in Cima 1».
«Le riflessioni, la leggerezza e i gesti quotidiani condivisi ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso, alimentando lo spirito di gruppo e rendendoci sempre più uniti – aggiungono Elisa, Matteo e Paolo – e rivolgiamo un pensiero anche a chi, come Isa, non ha potuto essere fisicamente presente, ma è stata con noi per tutto il tragitto».
Forse il senso di questa esperienza è nelle parole di Lorenzo: «Una volta tornati resta la consapevolezza che il Cammino non si esaurisce con l’arrivo a Santiago: le esperienze negative e positive che abbiamo vissuto in quei giorni saranno parte di noi e del nostro percorso di vita e di fede. Siamo partiti da Torino per raggiungere Santiago, ma siamo tornati con qualcosa che va oltre la distanza percorsa: il valore del tempo condiviso, la bellezza del mettersi in cammino e il desiderio di portare nella nostra quotidianità ciò che abbiamo vissuto».








