I Dottrinari in Italia
storia breve… di cinque secoli

Il 28 giugno 1664 i Dottrinari della Provincia di Avignon, in Francia, aprono un collegio con scuole di grammatica, retorica e filosofia a Sospello, villaggio di montagna della diocesi di Ventimiglia. Così la Congregazione si espande in Italia e nel 1683 aprono due case a Ivrea.
Nel 1701 è la volta di un piccolo collegio a Ferentillo, vicino a Terni, a cui seguono le aperture di altri collegi a Ronciglione (Viterbo) e San Marino, e dei seminari di Spoleto e Bevagna in Umbria.
Nel 1706, il Comune di Civitavecchia invita i padri Dottrinari a insediarsi in città, mentre nel 1710, su richiesta del principe Pamphili, la Congregazione assume la direzione del seminario di Sant’Agnese, in piazza Navona a Roma. Il seminario con la parrocchia di San Nicola degli Incoronati sono le prime attività nella Città Eterna.
Nel 1726 Benedetto XIII affida ai Dottrinari la chiesa di Santa Maria in Monticelli, nel cuore di Roma. Infatti, il Papa sa che nel quartiere “Regola”, dove si trova la chiesa, ci sono persone che hanno bisogno di istruzione morale e religiosa. Nasce così la quarta Provincia della Congregazione, detta Romana, formata da tutte le case negli Stati italiani di allora: il Regno di Savoia, quello di Napoli e lo Stato Pontificio. Nel 1725 Benedetto XIII, per favorire lo sviluppo delle istituzioni della Dottrina Cristiana, di sua iniziativa e autorità, con il consenso degli interessati, unisce la Congregazione di Napoli a quella di Avignon. Il Papa distacca dalla Provincia di Avignon tutti i collegi situati al di qua delle Alpi: le case di Ferentino (Vt), Ronciglione (Vt), Civitavecchia (Rm), San Martino, Sospello (oggi in Francia), Ivrea (To), i seminari di Bevagna e Spoleto in Umbria e, nel 1726, la casa di Santa Maria in Monticelli a Roma e le unisce alle case della Congregazione di Napoli che si trovavano a Laurito (Sa), Laureana (Sa), Sorbo (Av), San Giovanni in Galdo (Cb) e Caserta, formando così la Provincia Romana. Il Papa stabilisce che padre Cesare sia riconosciuto unico fondatore della Congregazione, denominata dei “Chierici Secolari della Dottrina Cristiana di Avignon”.
Nel 1747 la Congregazione si accresce delle case di Sant’Agata in Trastevere, Velletri (Rm), Palestrina (Rm), Orvieto (Tr), Segni (Rm), Rocca Massima (Lt) e Ariccia (Rm).

L’arrivo a Pontecorvo

La chiesa di San Marco

La sera del 22 giugno 1739, dalla casa di Santa Maria in Monticelli a Roma, partono due padri e un fratello, destinati a Pontecorvo (Fr). Il vescovo di Aquino e Pontecorvo, mons. Giuseppe De Carolis, dopo aver chiesto informazioni al vescovo di Spoleto, nella cui Diocesi i Dottrinari hanno la direzione di due seminari, decide di affidare ai Padri il seminario vescovile. Ben presto, accettano la proposta di aprire una scuola pubblica e, per tale motivo, la comunità viene arricchita di altri due padri e un fratello.
Nel 1740 introducono la devozione a Maria Santissima Addolorata ed erigono la relativa Confraternita che il vescovo approva quattro mesi dopo. Nel 1745 viene loro affidata anche la parrocchia di San Marco, alla quale viene unita la vicina parrocchia di San Michele Arcangelo. I Padri si impegnano a costruire una nuova chiesa e un collegio. La nuova chiesa è terminata nel 1785, e in essa viene dedicato un altare alla Madonna Addolorata, in onore della quale viene celebrata la funzione ogni venerdì e, solennemente, il settenario ogni anno a settembre, con processione. Il vescovo Lucibello, dopo aver visitato la comunità nel 1819, scrive al Superiore provinciale dei Dottrinari: «Io me ne parto edificato della condotta di questi eccellenti ecclesiastici. Essi formano la più bella parte di questo mio clero». Nella chiesa di San Marco, viene invitato a predicare San Leonardo da Porto Maurizio e, nel 1849, Pio IX è accolto con grande gioia dai Dottrinari. Durante la Seconda guerra mondiale i bombardamenti distruggeranno chiesa e collegio. I Padri decisero di rimanere in mezzo alla gente, esposti al pericolo dei crolli, delle insidie del vento, della pioggia e della malaria, portando conforto ai superstiti. Padre Cesare Centanni, parroco, e i padri Quattrino, Conte e Centi, iniziarono subito a sgombrare le macerie e a far partire la ricostruzione della chiesa, del collegio e della casa parrocchiale.
I bombardamenti faranno riscoprire una pietra sulla quale è scritto “PPPPP 1754”, e cioè “Primi Patres Primam Petram Posuerunt. 1754”, come anche un’altra pietra sulla quale è scritto “PP.DC. 1754”, e cioè “Patres Doctrinae Christianae 1754”.

Arrivo a San Damiano d’Asti

Le leggi giacobine, l’incameramento dei beni dei religiosi da parte dello Stato e la soppressione religiosa portano i Padri della Provincia Piemontese superstiti ad impiegare gli ultimi risparmi nell’acquisto di una casa a San Damiano d’Asti. In questa casa, di proprietà dei Conti Nuvoli, nel 1870 era avvenuto l’incontro fra don Giovanni Bosco e il futuro cardinale Gamba, che il Santo aveva accolto ragazzino nel suo oratorio a Valdocco.
Nel 1885, padre Giuseppe Giacobbe è nominato vice-rettore di questo nuovo collegio, che diventa il punto di partenza per una fioritura di vocazioni non solo a vantaggio della Provincia piemontese ma dell’intera Congregazione. A San Damiano viene anche edificata una chiesa dedicata alla Vergine Addolorata, patrona principale della Congregazione dove, al suo interno, viene collocato un altare a San Michele, per mantenere vivo il ricordo della fondazione della Congregazione. A fianco alla chiesa viene fatto ristrutturare il palazzo perché funga da casa di noviziato.

Craviano, frazione di Govone, Asti

Nel 1895, i Padri acquistano un convento dei Frati Cappuccini a Craviano e padre Giacobbe si prodiga perché la casa divenga la sede del postulantato della Provincia.

Primi del Novecento. Da San Damiano a Torino

Parrocchia di Gesù Nazareno. Torino

Padre Giacobbe pensa che, per meglio curare la formazione intellettuale, sia auspicabile avere una casa a Torino…e la Provvidenza l’aiuta anche in quest’opera.
Pochi anni prima uno straordinario evento era accaduto nella chiesa di Santa Maria in Monticelli in Roma: un quadro in cui era raffigurato Gesù Nazareno aveva aperto ripetutamente gli occhi. La cosa era avvenuta nel 1854. Il quadro era stato trasferito sull’altare maggiore della chiesa per solenni festeggiamenti. Dopo regolare processo presso il Vicariato di Roma, il 17 ottobre 1854, il cardinale Costantino Patrizi, Vicario dell’Urbe aveva emanato il seguente Decreto: «Abbiamo decretato e decretiamo e giudichiamo essere vero il movimento degli occhi nella ricordata immagine di Gesù Nazareno venerata nella chiesa di Santa Maria in Monticelli, movimento comprovato e da annoverarsi tra le opere prodigiose di Dio Onnipotente e quindi al di sopra dell’ordine della natura; e perciò per la maggior gloria di Dio e per il maggior aumento della devozione verso il SS.mo Redentore Nostro Signore Gesù Cristo, diamo facoltà di dare alle stampe la relazione di questo fatto religioso e di divulgarlo».
È per questo che padre Tommaso Lanza, Superiore generale della Congregazione, suggerisce al padre Giacobbe di intitolare l’erigenda chiesa di Torino a Gesù Nazareno…e così avviene. Il 24 novembre 1904 si ha la solenne posa della prima pietra e, un anno dopo, padre Giacobbe viene nominato parroco della nuova parrocchia, l’unica in Italia con il nome Gesù Nazareno. Durante la Seconda guerra mondiale l’abitazione dei padri e la chiesa parrocchiale vengono più volte colpite da spezzoni incendiari durante i bombardamenti aerei. Le bombe divelgono porte e finestre, danneggiano muri e soffitto, ma la chiesa rimane in piedi.

Negli Anni ’30 del secolo scorso l’arrivo a Varallo Sesia

Negli Anni ’30 i Padri iniziano la loro presenza nella Val Sesia. Nel 1928 padre Francesco Raspino, invitato dal Podestà De Marchi accetta, a fianco del canonico Belletti, la direzione del Civico collegio D’Adda. Il ginnasio era stato chiuso per mancanza di allievi e il collegio aveva seguito la stessa sorte. Con una grande fede, padre Raspino riapre il Ginnasio e il collegio, che progressivamente si ripopolano. Nel 1935 padre Raspino chiede la collaborazione diretta dei Dottrinari. Due anni dopo si ottiene la parificazione del Ginnasio, riconoscimento statale allora piuttosto raro e, nel 1937, i Dottrinari entrano ufficialmente a Varallo Sesia, con la firma del contratto di gestione del collegio. I Padri iniziano subito un’opera educativa che coinvolge tutta la Val Sesia: istituiscono le scuole medie e i licei e ne ottengono il riconoscimento legale; dal 1947 avviano altre scuole a Borgosesia. Le scuole medie e i due licei, il classico di Varallo e lo scientifico di Borgosesia, nel loro sorgere e nel loro sviluppo, restano testimonianza della fede operosa dei Dottrinari, con la fattiva collaborazione dell’autorità civile.
Oltre queste scuole, nel 1948, su invito del Comune, il collegio istituisce la Scuola Tecnica Commerciale, che nel 1953 viene trasformata in Scuola Tecnica Statale ed è la base dell’Istituto Professionale Alberghiero. La prospettiva di una lunga permanenza a Varallo permette ai Padri di adibire a seminario il terreno in località Orelli, donato da padre Raspino, dove si formano generazioni di Dottrinari. Due Padri, in particolare, spendono tante energie in tali opere: Felice Morero, che per la sua azione di appoggio alla Resistenza, viene segnalato alle truppe di occupazione fasciste e sottoposto a maltrattamenti, e padre Enrico Allovio che, nel momento in cui la stampa era obbligata dal regime a tacere o a far opera di servile piaggeria, sopportando incredibili intimidazioni, persecuzioni e minacce, tiene sempre accesa dalle colonne del giornale cattolico della Valsesia, la luce della verità per rischiarare il cammino della libertà. Ma anche altri Padri rimangono e sono per generazioni di giovani punti di riferimento, basti citare i padri Mazzucco, Gallino, Tonin, Zacquini.

A Salerno, la Chiesa Santa Famiglia progettata da Portoghesi e le Edizioni Dottrinari

la Chiesa Santa Famiglia

Il 20 maggio 1935 il Vicario generale dell’arcidiocesi di Salerno, don Antonio Balducci, su incarico dell’arcivescovo Nicola Monterisi, scrive al Superiore dei Dottrinari e lo invita ad «aprire una casa religiosa in questa città, e precisamente nella frazione Fratte… Mons. Arcivescovo offrirebbe ai religiosi un conventino in buone condizioni ed abbastanza capace di accogliere parecchi religiosi, con l’annessa chiesa che presentemente è anche parrocchia canonica».
Il 5 agosto 1935 viene firmato dall’arcivescovo, l’atto di cessione della «chiesa Sacra Famiglia in Fratte di Salerno con le sue pertinenze ed annesso convento col peso di una Messa mensile, giusto istrumento di fondazione della chiesa, posto dal donatore del suolo su cui sorse la chiesa… il parroco sarà nominato dall’Arcivescovo su designazione del Rev.mo Preposito Generale». Per i Dottrinari firma il Superiore generale Giuseppe Rori.
Dal primo giorno della loro presenza in parrocchia i Padri lavorano con entusiasmo e dedizione alla crescita spirituale dei fedeli, con particolare attenzione ai piccoli e ai giovani, attraverso l’insegnamento del catechismo e le molteplici iniziative e attività di carattere religioso, sociale e formativo, come testimonia la vincita, per più anni, del Gagliardetto diocesano, al termine dell’anno catechistico. Nella parrocchia di Salerno, l’11 dicembre 1950, viene aperto, nei locali del salone parrocchiale, l’asilo parrocchiale per accogliere i bambini dai quattro anni in su, guidati da una maestra e da assistenti con refezione, grazie al contributo di una retta minima da parte di alcune famiglie più abbienti, a un sussidio straordinario annuale da parte del ministero della Pubblica Istruzione e, soprattutto, alla generosità della popolazione. Nei locali della parrocchia resta sino alla fine di ottobre del 1957, quando passa nella nuova sede di via Calata San Vito, costruita nell’arco di quattro anni, tra interruzioni e riprese dei lavori. All’inizio degli anni ’60, viene aperta nei locali al piano terra dell’asilo in via Calata San Vito, l’attività del cinema parrocchiale che vede la frequenza di molte famiglie. La Seconda guerra mondiale porta distruzione e vittime: la casa e la chiesa parrocchiale di Salerno vengono più volte bombardate durante i giorni di battaglia, ma i danni più gravi sono provocati dalle mine che fanno saltare il ponte attiguo alla casa.
Nel 1964, a Salerno, nascono anche le Edizioni Dottrinari. Anima e pioniere di questo apostolato catechistico è padre Alessandro Iadecola. L’opera parte nei locali della vecchia chiesa, con la stampa, a ciclostile, del foglio settimanale La Domenica, che contiene cronaca di vita parrocchiale. Acquistati i primi macchinari, l’attività tipografica continua con stampati e sussidi didattici per il catechismo, il cui modesto costo e la cui praticità contribuiscono a orientare verso i Padri Dottrinari molti parroci, che trovano nelle pubblicazioni un valido aiuto per il catechismo parrocchiale. Il risultato è che «il nome della Congregazione nella regione non è più sconosciuto» – scrive padre Roberti – «sacerdoti e laici conoscono la nostra attività, i vescovi della zona lodano e benedicono l’opera».
Le iniziative editoriali si moltiplicano: oltre a libri, opuscoli, quaderni attivi, veglie bibliche, immagini e altri stampati, nasce la rivista mensile per studenti Vele al vento; viene stampato un calendario murale con vedute della terra di Gesù, inviato a tutti i vescovi, le curie e gli Uffici catechistici d’Italia, nonché al Santo Padre, che fa pervenire la Sua benedizione; viene stampato un diario scolastico, unico nel suo genere, con foto della provincia di Salerno, con il plauso da parte del ministro del Turismo e di altri Enti; infine, la rivista Modelli e Sport, diffusa su scala nazionale è inviata per scambi con altre riviste e per abbonamento in molti Paesi del mondo. Altra opera importante svolta a Salerno è la costruzione della chiesa della Sacra Famiglia, agli inizi degli anni ’70. Il progetto è affidato all’ingegner Vittorio Gigliotti, che lo esegue nel 1969 in collaborazione con l’architetto Paolo Portoghesi. L’8 dicembre 1971, l’arcivescovo di Salerno Gaetano Pollio benedice la prima pietra della nuova chiesa tenacemente voluta da padre Nicola Roberti, che la apre al culto il 1 giugno 1974, pur priva del pavimento, realizzato nel 1984.
Dal 1988 le Edizioni Dottrinari sono trasferite nella nuova sede a Pellezzano, e continuano a essere una realtà editoriale a servizio della pastorale e del catechismo. La direzione è stata affidata a padre Francesco Gatto e poi a padre Franco Mangili. Così si esprime, nel 2005, mons. Gerardo Pierro, Arcivescovo di Salerno, durante la Concelebrazione per i festeggiamenti dei settant’anni di presenza dei Dottrinari in Diocesi, di quarant’anni della nascita delle Edizioni Dottrinari e di trent’anni dall’inaugurazione della nuova chiesa di Fratte: «Molte delle nostre parrocchie hanno potuto godere dei frutti di questo loro impegno, di questa mediazione catechistica, che essi fecero all’inizio, quando uscirono i primi catechismi della CEI e non tutti si trovavano a proprio agio. La mediazione che padre Alessandro, attraverso le sue edizioni, svolse, servì alle nostre comunità e anche di questo io, a nome di tutta la diocesi, voglio dire di cuore: grazie!».
Ad affiancare l’opera editoriale, i Padri nel 2013 ampliano gli spazi di presenza a Pellezzano e aprono un negozio per la diffusione di libri e articoli religiosi.

Il collegio di Saluzzo

Chiesa di San Bernardo. Saluzzo

Nel 1936 viene affidato ai Dottrinari il collegio Civico di Saluzzo, su invito del marchese Carlo del Carretto, Podestà, e del Vescovo di Saluzzo, mons. Oberti, che affida ai Padri anche la chiesa annessa di San Bernardo. La finalità del collegio è quella di assistere i giovani, di offrire loro un ambiente familiare e abituarli allo studio per avviarli alle scuole medie, ginnasiali, liceali, tecniche, magistrali e commerciali. Al collegio affluiscono giovani dalle campagne, dai centri cittadini e dalla stessa Torino. Sotto la direzione dei Dottrinari, fra i quali si ricordano i padri Raspino, Allovio, Battaglino, Morero, Francone, Amerio, Rolando, Sticca, Squillari e Tonin, si avvia una missione educativa, cristiana e intellettuale.

La parrocchia a Roma, alla Tomba di Nerone

Parrocchia S. Andrea ApostoloNel 1939 il Vicariato di Roma propone ai Dottrinari la cura spirituale della borgata chiamata Tomba di Nerone, allora ancora non parrocchia ma vice-cura. Accolta la proposta, la comunità religiosa viene formata da padre Giovanni Delpero, vicario economo, padre Carmine Conte e dai fratelli Raffaele Piccolo e Carlo Rey. Padre Orlando Visconti, giunge dopo qualche mese, in qualità di vice parroco. Nel 1940 si dà inizio ai lavori di costruzione della chiesa e della casa parrocchiale. L’inaugurazione si tiene l’11 ottobre 1941. L’Osservatore Romano del 17 ottobre successivo così riporta l’evento: «S.E. Mons. Francesco Pascucci benedice la nuova chiesa parrocchiale Sant’Andrea apostolo, ricevuto all’ingresso del tempio dalle autorità civili locali e dai Padri Dottrinari con il loro Superiore generale padre Giuseppe Rori. Dopo il discorso dell’Ecc.mo Celebrante, ha avuto luogo la processione eucaristica dalla chiesa delle Suore Orsoline di Gandino al nuovo tempio ed è seguita la benedizione del SS.mo Sacramento. La nuova chiesa è costruita in stile rustico adeguata al carattere della borgata, composta prevalentemente da casali e da fattorie seminali nell’ampia distesa dell’agro».
Il primo parroco viene nominato il 17 febbraio 1944 ed è padre Agnello Simonelli. La Seconda guerra mondiale, oltre ad aver causato la partenza di alcuni Dottrinari per il fronte, porta molti danni alle case. La chiesa parrocchiale di Sant’Andrea viene colpita da parecchie cannonate.

Vigevano, il Collegio Negrone e la parrocchia di Cristo Re

Il 12 agosto 1954 i Dottrinari entrano nel collegio del Pio Istituto Negrone di Vigevano (PV), chiamati dal vescovo Luigi Barbero per «aver la cura della formazione religiosa, civile e tecnica dei giovani, orientandosi verso il ramo calzaturiero». Nel giugno 1959, per offrire ai ragazzi attività anche durante l’estate, si affianca ai campi da gioco una grande piscina che in quarant’anni collezionerà 15mila presenze.

A partire dal 1963 l’ala destra viene convertita per ospitare sezioni della nuova scuola media statale Besozzi, 9 classi con oltre 270 alunni, mentre la sinistra accoglie le scuole elementari Regina Margherita (250 alunni). Negli anni ’70 si istituisce il semiconvitto con ospitalità dalle 7,30 alle 18, con pagamento di una retta modesta. L’istituto è aperto alla città: uno dei 5 campi di calcio è a disposizione della popolazione per tornei e manifestazioni, anche a carattere regionale.

Nel novembre del 1973, si restaura la chiesa dedicata a San Giovanni Battista e si trasferiscono le spoglie del fondatore dell’Istituto, Giovanni Battista Negrone, della moglie Francesca Manara, delle loro tre figlie, e di Anna Maria Colli Cantone, mamma di Francesca. Nel 1979, padre Battista Previtali, Superiore Provinciale, chiede all’amministrazione del Pio Istituto Negrone di usufruire dei locali in precedenza occupati dalle suore per creare una casa di formazione destinata a ragazzi e giovani per l’orientamento vocazionale. L’attività fu svolta fino al 1997, i giovani si impegnarono anche aiutando i Padri nelle attività ricreative degli allievi del Negrone. Nel 1980 inizia il Centro estivo, con attività nei giorni feriali dal mattino alla sera, refezione compresa, in luglio e agosto. I Dottrinari sono affiancati dalle suore Pianzoline e da laici. Il primo anno gli iscritti sono 150, in quelli successivi l’esperienza cresce coinvolgendo i giovani delle parrocchie di tutta la città. Nel 1983 nasce l’Associazione Ex-Allievi per mantenere i rapporti di amicizia tra gli ex studenti e gli insegnanti; ogni anno l’Associazione organizza, la prima domenica di aprile, una giornata tra ex-allievi con le loro famiglie e i padri Dottrinari.

Il calo demografico degli anni ‘80 porta alla diminuzione degli iscritti e delle classi nelle scuole vigevanesi. Si decide allora di aprire sezioni di scuola parificata: l’incarico di Preside e gli insegnamenti di religione e delle materie letterarie vengono affidati ai padri Dottrinari abilitati, per le altre materie si incaricano insegnanti laici: ma i crescenti costi per il mantenimento della scuola spingono i padri Dottrinari a chiudere l’Istituto Negrone il 31 luglio 1997.

Nella stessa città, nel 1962, nella festa di Cristo Re, si avvia la presenza dei Padri anche nell’omonima parrocchia.

A Sanremo il Collegio di Villa Magnolie

Nel 1957, il 28 giugno, solennità del Sacro Cuore, il Superiore generale dei Dottrinari si reca a San Remo per prendere in consegna la bella “Villa Magnolie”, con lo scopo di aprire un nuovo collegio con Scuola Media. Così il Vescovo di Ventimiglia, mons. Agostino Rousset, scrive al padre Generale: «Esprimiamo ben volentieri il nostro consenso all’apertura in San Remo di un collegio convitto maschile con Scuola Media legalmente riconosciuta, a vantaggio della gioventù studentesca, da parte della benemerita Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, ai quali auguriamo prospero spirituale avvenire».

In Sicilia, a Vittoria, Santa Maria Goretti, Madonna Assunta e Spirito Santo

Nel 1967, la Congregazione apre una nuova casa in Sicilia, nella Diocesi di Ragusa, benevolmente accolti dal vescovo Francesco Pennisi, dalla popolazione e dal clero, in particolare da mons. Carmelo Ferraro, arciprete di Vittoria, e da mons. Giuseppe Calì, parroco del Santissimo Rosario, che generosamente dà loro una prima accoglienza. Ai padri Carmelo La Bella e Lodovico Santoro viene affidata la cura pastorale della parrocchia Madonna delle Lacrime.

Chiesa Parrocchiale della Madonna Assunta

Successivamente a padre Santoro è affidata l’erigenda parrocchia Santa Maria Goretti e a padre La Bella la parrocchia Madonna Assunta. Più tardi, lasciata la parrocchia di Santa Maria Goretti, il vescovo mons. Angelo Rizzo, affida alla Congregazione la nuova parrocchia dello Spirito Santo.
In spirito di servizio i Padri si dedicano con passione e dedizione all’annuncio del Vangelo e al ministero sacerdotale. A ciò si unisce un impegno scolastico di insegnamento e di accompagnamento di formazione religiosa in ambito culturale cittadino. Svolgono il loro servizio a Vittoria vari confratelli, fra cui soprattutto, padre Dario Liscio, padre Carmelo La Bella e padre Lodovico Santoro, ai quali il Comune ha conferito la cittadinanza onoraria, per il loro grande impegno a favore della cittadinanza. Durante il servizio di padre Dario alla presenza del Generale Rinaldo Gasparotto l’amministrazione Comunale intitolò una piazza al Beato Cesare de Bus, Fondatore dei Padri Dottrinari. Inoltre a padre Liscio, dopo l’improvvisa scomparsa, lo stesso Comune ha voluto intitolare una piazza. Dall’opera catechistica di questi santi sacerdoti sono nate due vocazioni dottrinarie.

Grosseto e il Santissimo Crocifisso

Nel 1974, la Provincia piemontese apre un nuovo campo di lavoro a Grosseto, accogliendo la gestione della parrocchia Santissimo Crocifisso, di un semi-convitto, di un centro giovanile e dell’insegnamento nella scuola statale. Per questa iniziativa il Consiglio della Provincia designa padre Pasquale Amerio, superiore e parroco, padre Ugo Costa, padre Francesco Gatto e il professo Lorenzo Rossit.

L’Oratorio a Mazzarino

Nel 1978, i Dottrinari iniziano una nuova attività a Mazzarino, in provincia di Caltanissetta. I Salesiani, che in quella cittadina gestiscono un Oratorio, decidono di chiudere. Lo stesso Ispettore di Sicilia dei Figli di Don Bosco, il 2 aprile 1978, va ad accogliere alla stazione di Catania i dottrinari Ernesto Ferrero e Gino Bertan. Dopo una breve colazione, i Padri partono per Mazzarino dove, a mezzogiorno, concelebrano con il vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, mons. Sebastiano Rosso. Poi vanno a visitare la nuova casa. Si tratta di un grande Oratorio, con sale, portici e un cine-teatro di oltre seicento posti. La gente li accoglie con grande gioia e generosità e subito iniziano l’apostolato. Verso la fine di aprile li raggiungono padre Gian Mario Redaelli, padre Carmelo La Bella e Fratel Vicenzo Arcadipane.