Il Progetto Generale di Formazione
San Cesare, esempio e conforto per i catechisti di oggi
Approvato dal 76° Capitolo Generale, celebrato a Morlupo dal 4 al 18 aprile 2024, e promulgato il 29 settembre successivo, il Progetto Generale di Formazione è stato consegnato a tutti i confratelli. Insieme alle Costituzioni e al Regolamento costituisce la base per mettere in luce l’identità dottrinaria.

I Dottrinari durante i lavori sul Progetto Generale di Formazione a Genzano nel settembre 2025
Tra il 28 settembre e il 1° ottobre 2025, a Genzano, nei pressi di Roma, i Padri della Congregazione della Dottrina Cristiana si sono riuniti per un incontro di formazione incentrato proprio sul Progetto Generale di Formazione (Ratio Formationis), concentrandosi sull’opera del fondatore san Cesare di Bus e in particolare sul suo metodo catechetico.
I padri si sono interrogati in particolare su tre domande: cosa si intende quando diciamo “catechesi”; perché san Cesare è un catechista innovatore e attuale; cosa Dio e la Chiesa si aspettano dai Dottrinari, Congregazione che ha per missione la catechesi.
Ecco la riflessione che padre Luis Gonzaga Bolinelli, vicario generale della Congregazione, ha proposto ai confratelli.
Cosa si intende quando diciamo “catechesi”?
Un importante catecheta brasiliano, padre Luiz Alves de Lima, ama ripetere: “Quando tudo é catequese, nada é catequese”, cioè: “Quando tutto è catechesi, niente è catechesi”, perché la catechesi non può essere ridotta a belle parole, omelie fatte bene, discorsi vari per spiegare punti della fede. La catechesi è ben definita in molti documenti ufficiali della Chiesa tanto universale, quanto delle singole Conferenze Episcopali e ha obiettivi precisi, che in quanto Dottrinari non possiamo ignorare.
Perché san Cesare è un catechista innovatore e attuale?
Questa è una affermazione che diciamo sempre, ma la sappiamo spiegare? Cerchiamo di chiarirne la verità.
Cosa Dio e la Chiesa si aspettano dai Dottrinari, Congregazione che ha per missione la catechesi?
I vescovi ormai preparano i preti diocesani per lavorare con la catechesi nelle loro Diocesi. E noi, Dottrinari, quale contributo possiamo veramente offrire? Nelle Diocesi dove abbiamo ultimamente portato la nostra presenza la richiesta principale che i vescovi ci fanno è un lavoro dedicato alla catechesi, alla formazione dei catechisti e con la gioventù. Riprendendo la domanda “Quale contributo possiamo dare alla Chiesa oggi?” mi sembra che il Progetto Generale di Formazione affronti questa sfida e presenti molti passi chiari da compiere. Pertanto, oltre a conoscere questo importante documento, dobbiamo prendere molto sul serio i suoi orientamenti.
Introduzione
Il 12 aprile 2024, durante il 76º Capitolo Generale della nostra Congregazione, si è realizzato presso l’Università Pontificia Salesiana un pomeriggio di Studio sul tema “Il carisma e la passione per la Catechesi di san Cesare de Bus”, durante il quale abbiamo potuto ascoltare due riflessioni che meritano un’attenzione: “La Memoria – Il ruolo di san Cesare de Bus nella storia della catechesi moderna” del professore Angelo Giuseppe Dibisceglia e “L’Attualità – Le intuizioni di san Cesare de Bus: validità per l’oggi e semi di futuro” di don Giuseppe Biancardi.
Due interventi ricchi di riflessioni e spunti che vale la pena riascoltare per aiutarci a chiarire come attuare il carisma Dottrinario nei nostri giorni là dove siamo chiamati.
Oggi abbiamo anche la gioia di avere tra le mani tutta l’opera catechistica di san Cesare, pubblicata in 4 volumi in lingua italiana, le Istruzioni familiari. Questo “tesoro nascosto” che cominciamo a conoscere sempre meglio, oltre a presentarci la dottrina accolta, creduta e insegnata da san Cesare, ci fornisce anche molti spunti delle sue intuizioni e metodologie catechistiche che, oltre ad essere originali nel suo tempo, sono attualissime nel nostro.

Caratteristiche delle “Istruzioni Familiari”
Il modo familiare caratteristico di Cesare di pensare la catechesi lo troviamo subito all’inizio delle Istruzioni, quando alla domanda “perché frequentare la dottrina”?, lui stesso risponde: “Perché siate istruiti, per insegnarvi non cose vane, inutili o dannose, ma cose buone, necessarie e proficue, vale a dire il timore di Dio. Vi insegnerà ad essere dei buoni cristiani. Ora, per fare un buon cristiano, è necessario fargli acquisire forza di volontà, insegnargli le cose che deve fare e dargli i mezzi con i quali possa fare ciò che deve. Tutto ciò è contenuto nella dottrina cristiana, che tratta degli articoli della nostra fede, dei comandamenti di Dio e l’orazione domenicale. Gli articoli che trattano dei benefici, delle promesse e minacce di Dio ci faranno guadagnare la nostra volontà; i comandamenti ci insegneranno ciò che dobbiamo fare; l’orazione ci infonderà la forza per fare ciò che dobbiamo”.
Tra le molte caratteristiche del modo di concepire la catechesi di de Bus, che troviamo nelle Istruzioni senz’altro valide anche per l’oggi e per il domani della catechesi, possiamo mettere in evidenza quelle che seguono.
Linguaggio familiare
Non per caso le Istruzioni sono indicate con l’aggettivo “familiari”. Infatti il testo rimanda alla prospettiva del colloquio familiare, amichevole, segnato dalla carità, tra il catechista e il catechizzando o i catechizzandi.
Cogliamo immediatamente questa impostazione di base fin dalle prime pagine delle Istruzioni, ma lo percepiamo ancor più se paragoniamo il testo di de Bus con le introduzioni o prefazioni dei catechismi coevi e di tutta l’epoca moderna. Infatti il tratto dominante di questi testi è soprattutto giuridico, normativo, impositivo. Invece l’ispirazione e l’impostazione di fondo delle Istruzioni sono decisamente diverse. Già nella prima lezione, san Cesare elenca i motivi che devono spingere a partecipare alla “dottrina”.
Si intende convincere, stimolando alla frequenza del catechismo con buone ragioni positive. Certo, il santo sa benissimo che occorre “sapere” le verità di fede per salvarsi, ma per invogliare la partecipazione al catechismo non invoca norme giuridiche o coercitive. Le verità raccolte nel testo catechistico le propone invece attraverso un colloquio sincero e personale, giustificato da ragioni che sollecitano la libertà del catechizzando, senza il ricorso al timore o alla sanzione.
Contenuto significativo per il destinatario
Il testo di de Bus dice parecchio anche oggi in merito allo scopo dell’impegno catechistico. Sinteticamente, il nostro santo dedica tutto il suo sforzo perché le verità di fede siano: conosciute, comprese, assimilate e tradotte a livello esistenziale, comportamentale.
Possiamo dire che la preoccupazione fondamentale che anima ogni catechista è che, ai fini della salvezza eterna, è assolutamente indispensabile conoscere la fede vincendo l’ignoranza religiosa.
Per il catechista di epoca moderna era normale che, per far conoscere la fede, l’unico mezzo possibile fosse far imparare a memoria le risposte del libretto del catechismo che comunicano le verità da “sapere” con il linguaggio della teologia, senza eccessiva preoccupazione per la comprensione delle stesse, perché era convinzione diffusa che il conoscere a memoria le verità era già, in qualche modo, un averle comprese almeno a metà.
Era questo il contesto in cui si muoveva de Bus, ma egli non si accontentava dell’apprendimento mnemonico. Andando contro la prassi comune voleva che la dottrina fosse capita, compresa, e perciò spiegava ampiamente le verità enunciate dalla catechesi, ricorrendo a tutte le fonti possibili e a svariati argomenti razionali, biblici, storici, agiografici, utilizzando immagini, paragoni, esempi, aneddoti…
Contenuto ampio e catechistico, non sintesi teologica
Le lezioni di de Bus sono stimolanti per l’oggi anche perché ci ricordano la necessità di veicolare contenuti aggiornati sotto il profilo teologico, tenendo sempre ben presente, nello stesso tempo, che altro è la catechesi, altro è la teologia. Le sue spiegazioni sono nutrite di una visione della fede per vari aspetti innovativa rispetto alla mentalità religiosa del suo momento storico e, in certi casi, anche in sintonia con la teologia odierna.
Basterà citare qualche esempio scelto scorrendo le pagine delle Istruzioni.
Alla domanda sul “perché dobbiamo amare Dio?”, de Bus, nutrito del pensiero dei Padri, dà come prima risposta: “Perché egli è bello e buono”.
Un linguaggio decisamente inusuale nel XVI secolo e invece molto attuale è quello che viene utilizzato per catechizzare sul tema della Chiesa. Essa: “È la casa di Dio. […] È la sposa di Cristo e l’ovile delle pecorelle. […] È l’area in cui il frumento è unito alla paglia. […] È la città situata sulla montagna che si vede da tutti i lati. […] È l’arca al di fuori della quale non c’è salvezza”.
Nonostante san Cesare abbia a che fare con catechismi che sono piccole summae teologiche, egli si diffonde in una spiegazione abbondantissima delle formule teologiche. Infatti Cesare non rimase sordo all’evidente necessità di tradurre in forma popolare gli assunti dell’ortodossia romana e, per tale ragione, approfondì il metodo pedagogico alla fede lasciandosi guidare, negli aspetti teorici, dal primato della Sacra Scrittura e dell’allora più recente magistero conciliare, nonché dall’autorevolezza di tanti santi e dotti studiosi e predicatori e negli aspetti pratici dal metodo profuso dalle scuole della Dottrina Cristiana.
Le Istruzioni come “perché” giustificativi
Quando ci troviamo davanti alle Istruzioni familiari viene spontaneo domandarci come mai un testo di catechesi è così esteso. In realtà, dalla sovrabbondanza di giustificazioni che san Cesare presenta a chi ascolta la sua dottrina, risulta che egli rifiuta chiaramente il ricorso ad ogni principio di autorità, che era un principio-base di tutta la didattica dell’epoca, ancora invocato in pieno Novecento, in ambito catechistico e non solo.
Così, con i suoi quattro volumi di spiegazioni diffuse, de Bus sconfessa totalmente queste posizioni. Infatti, se egli avesse seguito questo principio di autorità, i suoi quattro volumi si sarebbero ridotti a poche pagine, in quanto non avrebbe sentito la necessità di sviluppare la lunga serie dei molteplici “perché” giustificativi della sua catechesi.
Dobbiamo ricordare che nei catechismi più noti di allora la grande preoccupazione era quella di concentrare le verità in un breve enunciato dottrinale, che si presenta quasi come una definizione. Invece, il modo di procedere di de Bus è del tutto descrittivo e funzionale. In genere lui non chiede “che cos’è?” una cosa, ma “a che cosa serve?”, “da che?”, “per che cosa?”, “quando esiste o avviene?”.
I “perché?” che danno ragione della fede annunciata sono veramente molti. De Bus, insomma, giustifica, offre molteplici ragioni per credere. In altri termini, tratta il catechizzando da adulto; un adulto di cui rispetta libertà e intelligenza: perché andiamo al catechismo?, perché questo segno? (ad esempio il segno di Croce), perché crediamo a questa verità?, perché Dio fa questo o dice quest’altro?, perché noi diciamo o facciamo questo e quest’altro?, ad esempio a livello rituale o morale.
Catechesi concepita come necessità e non come obbligo
Con de Bus la novità non fu il catechismo, bensì il metodo da adottare per la catechesi, basato sulla capacità di adattarsi alle diverse età, a partire dal fondamento biblico, per una formazione della persona in grado di affiancare alla predicazione tradizionale pratiche indicazioni per la quotidianità.
Per il Concilio di Trento, la catechesi è importante “perché il fedele possa avvicinarsi ai sacramenti con maggiore reverenza e devozione”. Questo ha motivato il de Bus a incarnare in modo originale la necessità di dare il suo contributo per il vero rinnovamento dei cattolici.
In un’epoca durante la quale “i più istruiti della città […] sapevano allora a mala pena ben confessarsi”, mentre “Il popolo comune conosceva neppure le cose assolutamente necessarie per salvarsi e se ne conosceva qualcuna la conosceva senza penetrarne il senso e l’intelligenza”, de Bus operò mosso dalla consapevolezza che la vitalità dell’essere Chiesa nella società dipendesse anche dall’istruzione catechistica da acquisire nelle chiese: “Alla grande ignoranza, infatti, si deve il non curarsi di vivere bene, poiché se non conosciamo l’obbligo che abbiamo nei confronti di Dio nostro Creatore non onoriamo e veneriamo i santi sacramenti, così come meritano, non teniamo conto dei comandamenti della nostra santa Madre Chiesa, non abbiamo alcun timore dei giudizi di Dio”.
Ma san Cesare va oltre: non si accontenta che la dottrina sia conosciuta e compresa; vuole che sia assimilata e giunga a incidere nella vita. La sua catechesi mira a suscitare un vero e maturo atteggiamento di fede, cioè ben sviluppato nelle sue tre componenti fondamentali: la cognitiva, certamente (l’intelligenza, la testa), ma anche la emotiva (l’emotività, il cuore), e la comportamentale (la volontà, le mani). Egli, infatti, si dedica totalmente al ministero catechistico per istruire il catechizzando, ma anche per “guadagnare la sua volontà”, per “infervorare il cuore”, perché la “dottrina spezzi e infranga i cuori, e li cambi”.
Cesare colloca insomma la catechesi e le verità da essa veicolate nell’ordine della proposta. E una proposta resa appetibile da argomentazioni positive, lontane dalla prospettiva della punizione divina nel caso di una mancata accoglienza del messaggio.

Papa Leone durante il Giubileo dei catechisti il 28 settembre 2025
E, ancora, de Bus indirizza la sua proposta non ad un gruppo anonimo, indistinto, ma al singolo, alla singola persona. Le domande che aprono le lezioni, il più delle volte, sono al singolare: “Dimmi figliuolo”. A volte abbiamo “Figli miei”, ma in genere domina il singolare. Segno eloquente che quando redige il suo scritto, san Cesare pensa non alla massa, al gruppo, ma a un singolo catechizzando; indice della volontà di raggiungere ciascuno nella sua individualità, di intrattenersi familiarmente con ciascuno.
E allora l’immagine che risulta dai quattro volumi è veramente quella di un catechista e un catechizzando seduti uno accanto all’altro, impegnati non in una “lezione” di catechismo, ma in un istruttivo colloquio familiare.
Alcune riflessioni per la catechesi oggi
L’impostazione di fondo data da de Bus al ministero catechistico è una via obbligata per la catechesi attuale e futura.
L’uomo di oggi vuole conoscere le ragioni, le giustificazioni della proposta di fede. L’uomo contemporaneo infatti, trova in-credibili (non credibili) tanti enunciati della fede cristiana, anche fondamentali. In un contesto siffatto, oggi un catechizzando vuole conoscere i “perché” della fede, i “perché” di de Bus e tanti altri ancora, suscitati dalla sua concreta esperienza esistenziale. In altri termini, l’uomo adulto di oggi, destinatario primo della catechesi, ha bisogno più che mai di una catechesi argomentativa o, se vogliamo, di una apologetica ovviamente adatta ai tempi. E questa apologetica, oggi, forse manca.

Catechesi per gli Adulti a Torino con il cardinal Repole il 21 novembre 2025
Ma la catechesi di san Cesare, tesa a coniugare strettamente vita e fede del catechizzando, ci induce al dubbio che anche una catechesi più apologetica, o maggiormente argomentata, oggi non sia più sufficiente. Perché la crisi odierna della fede, più ancora che crisi di “conoscenza”, si manifesta più radicalmente come crisi di significatività della fede stessa.
Oggi, concordiamo con de Bus nel volere un annuncio “grazioso” motivato dall’amore, indirizzato in termini individuali e personalistici al singolo.
San Cesare, inizialmente dubbioso sull’“abbassarsi” o meno nel ministero catechistico, ha scoperto poi, con la grazia del Signore e di tanti maestri della fede “la grandezza di quest’opera”: “Devo confessare che, nell’intraprendere quest’opera della dottrina cristiana, pensavo fortemente di abbassarmi a trattare cose puerili e inferiori secondo l’opinione del mondo, come insegnare ai bambini il Padre nostro, il Credo ecc. Ma il nostro Signore ha voluto farmi vedere la grandezza di quest’opera attraverso i santi autori che della stessa hanno scritto, e così mi sono reso che mi sbagliavo di molto, ritrovandomi totalmente indegno di svolgere questo incarico”.
È l’esperienza del dubbio che vivono anche tanti catechisti d’oggi, scoraggiati dai risultati del loro impegno al servizio della Parola che, umanamente parlando, paiono molto scarsi. In questo contesto, la riconsiderazione della vicenda catechistica di san Cesare de Bus diventa per loro un efficace e attualissimo momento di incoraggiamento.



