Il Pellegrinaggio in Francia della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, un ritorno alle sorgenti spirituali e storiche, è stato anche l’occasione per l’incontro tra i Dottrinari Fratelli dei quattro continenti; fratel Vincenzo Arcadipane, con il racconto della sua vita, propone la riflessione che il pellegrinaggio ha suscitato in lui per approfondire il valore della vocazione di consacrato fratello dottrinario.
Ho iniziato il cammino d’ingresso nella Congregazione nell’estate del 1958, a quel tempo il ruolo di Fratello non era visto come una vocazione diversa dal sacerdozio, ma un limite: non ho le capacità per studiare, quindi rimango Fratello; ma c’erano le eccellenze, per esempio fratel Giulio Sticca apprezzato sacrista nella parrocchia Gesù Nazareno a Torino, e fratel Guido Casagrande, nella comunità di San Damiano d’Asti.
Il 4 ottobre del 1959, inizio del Noviziato, nella domanda di ingresso c’era la clausola odiosa: siccome non posso diventare Sacerdote chiedo di rimanere Fratello. In quel periodo in Brasile si parlava tanto di Irmão Izaias Queiroz do Nascimento, i Padri che tornavano da là per una vacanza ne parlavano molto bene. Quando andai in Brasile era già anziano; in lui si evidenziava l’umiltà con la quale aveva molto lavorato con i Padri, senza mai perderla.
Dopo la professione religiosa i superiori mi destinarono a Craviano di Govone, ove c’era un Collegio, guidato dall’anziano padre Giovanni Roagna nel mio primo anno, al quale successe padre Silvio Bagna. Fu una esperienza difficile: assistevo nello studio i ragazzi della prima immigrazione dal Sud trascurati dalla famiglia perché i genitori pensavano soprattutto a lavorare per procurarsi denaro, il vero motivo per il quale erano emigrati.
Alcuni giorni prima dell’11 Ottobre 1962, con una lettera il Padre Provinciale mi comunicava il trasferimento a Roma. Nella famosa sera in cui iniziava il Concilio Vaticano II ero alla stazione di Asti in attesa del treno da Torino; chi aveva potuto aveva sentito il famosissimo discorso “della Luna” di papa Giovanni XXIII. Io ignoravo tutto. A Roma, a Santa Maria in Monticelli, fui accolto calorosamente dai confratelli, in particolare dai seminaristi. Il 4 ottobre 1963 pronunciai la Professione Perpetua davanti al Superiore Generale, padre Francesco Scrivano, lui stesso guidò gli Esercizi spirituali, ma alcune riflessioni non mi convincevano: essere Fratello significava rimanere tale non per vocazione.
Verso gli anni ‘70, chiesi ai Superiori di Roma se potevo riprendere a studiare e a denti stretti mi dissero sì. Non avevo conseguito la licenza Media, mi preparai e a giugno andai a Sanremo, dove in quel tempo avevamo un Istituto Parificato. Diedi l’esame che superai: “Buono”. Ringalluzzito dal risultato inaspettato a settembre, sempre con l’autorizzazione dei Superiori, mi iscrissi al Corso triennale Diocesano di Teologia per Laici e ottenni l’attestato di Animatore della Liturgia. Continuai poi in altri studi, convinto che anche i Fratelli dovessero formarsi. Verso il 1976 i Superiori decisero di trasferirmi in Sicilia con il giovane padre Gian Mario Redaelli assieme ad altri padri più anziani. Partimmo ad aprile in treno e arrivati a Catania rimanemmo bloccati, perché per la Festa Nazionale erano stati sospesi i trasporti. Nel pomeriggio ripartimmo per Vittoria, dove fummo accolti gioiosamente dai padri Lodovico Santoro, Carmelo La Bella e Dario Liscio. Il giorno dopo ritirammo un’auto acquistata in precedenza e partimmo verso Mazzarino. Arrivati, i padri Ernesto Ferrero e Giuseppe Botta ci accolsero fraternamente. Nell’Oratorio, che era di proprietà dei Salesiani, ci siamo messi a lavorare. Padre Gian Mario, giovane sacerdote, iniziò un difficile lavoro con ragazzi indisciplinati e spesso tornava a Roma per continuare gli studi, così rimanevo solo con gli altri padri, io e padre Carmelo La Bella unici nativi di Mazzarino.
In estate venivano a trovarci altri confratelli, padre Giovanni Perizzolo e padre Giancarlo Calunietti, e qualche giovane che voleva fare un’esperienza nella Congregazione, come padre Giuseppe Giunta, anch’egli di Vittoria. Già allora ero cagionevole di salute.
In questo periodo alcuni Fratelli chiesero ai Superiori di riprendere gli studi per diventare sacerdote. Personalmente rimasi sempre del parere che rimanere Fratelli non significa essere inferiori, ma un vivere un fatto positivo. Il Capitolo della Congregazione decise poi di chiudere l’esperienza di Mazzarino, ai primi di settembre lasciammo e dopo le vacanze tornai a Roma, in Santa Maria in Monticelli.
Il Padre Provinciale mi destinò poi a Fratte di Salerno, ove ero stato in precedenza e dove trascorsi 18 anni, occupandomi della Catechesi, dell’Oratorio e della litografia. Frequentai anche il corso di Ministro della Comunione, ricevetti il mandato e iniziai a portare Gesù ai malati.
Nell’ottobre 1997 i Superiori mi trasferirono a Roma, sempre a Santa Maria in Monticelli, dopo un viaggio vacanza in Brasile nelle nostre Comunità. A Santa Maria c’erano solo il Superiore Generale e i seminaristi, l’unico Fratello ero io. La chiesa era chiusa per lavori.
A febbraio 1999 era previsto il conferimento del diaconato ai seminaristi Sergio La Pegna, Paolo De Leo e Patrick Lo Buono, ma in chiesa non c’era l’impianto elettrico; mi diedi da fare e così, dopo tanti anni di chiusura, la chiesa di Santa Maria venne riaperta e mons. Rino Fisichella poté celebrare la Santa Messa con il conferimento dell’ordinazione diaconale.
Padre Sergio La Pegna aveva fatto il Corso organizzato dalla Congregazione per la formazione di diritto e prassi degli Istituti Religiosi. Anche io lo frequentai e feci persino un Corso di cucina, insomma non mi accontentavo. In quegli anni partecipai anche al Capitolo per la revisione delle Costituzioni.
Gli anni passano e non siamo più giovani. La Congregazione si espande, India, Burundi, Tanzania. Ed ecco le novità; in India un nuovo Fratello, dal Burundi altri, tutti molto bravi. Questa è la bella novità: Fratelli consapevoli della vocazione di servire il Signore e la Congregazione in umiltà, senza sentirsi mancanti del Sacerdozio.
Mi viene in mente fratel Carlo Mangione dei Padri Camilliani, originario di Vittoria, della parrocchia Madonna Assunta, e da un paio di anni Superiore Provinciale del suo Ordine che governa con umiltà e amore del Signore.
Questo scritto vuole essere di sprone alla fraternità tra Sacerdoti e Fratelli.

fratel Vincenzo Arcadipane

Nella foto a sinistra, Vincenzo Arcadipane e con lui i fratelli laici della Congregazione in pellegrinaggio a Parigi. Tra loro Il Superiore Generale padre Sergio La Pegna