Tra il 13 e il 17 aprile 2026, un gruppo di sacerdoti, fratelli e laici legati alla Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana — i Padri Dottrinari — ha vissuto un pellegrinaggio in Francia con un duplice scopo: celebrare il centenario della beatificazione dei martiri Claudio Bochot ed Eustachio Felix e riscoprire, nei luoghi della memoria, una pagina decisiva nella storia della Congregazione e della Chiesa.
Il viaggio si è rivelato una vera esperienza spirituale e storica. Fondata il 29 settembre 1592, la Congregazione conobbe nel corso dei secoli un notevole sviluppo nel Regno di Francia, arrivando a contare circa 65 case. I Dottrinari erano impegnati nella catechesi nei piccoli villaggi e anche nei grandi centri urbani, come Parigi e Tolosa, oltre a fondare numerose scuole. Questa presenza pastorale ed educativa suscitò rispetto, ammirazione e gratitudine nelle comunità, che riconobbero nell’opera dei discepoli di san Cesare de Bus un servizio evangelizzatore semplice, efficace e profondamente radicato nella vita del popolo.
Il pellegrinaggio ha portato i partecipanti anche nei luoghi dove i martiri resero testimonianza della loro fedeltà alla Chiesa. Il 17 ottobre 1926, papa Pio XI beatificò i dottrinari Claudio Bochot ed Eustachio Félix insieme ad altri 189 martiri della Rivoluzione francese. Questi 191 beati furono uccisi tra il 2 e il 3 settembre 1792 in diversi luoghi di Parigi, tra cui l’Abbazia di Saint-Germain-des-Prés, l’Hôtel des Carmes, la Prison de la Force e il seminario di Saint Firmin, dove si trovavano anche i due beati dottrinari.
Sebbene molti di questi luoghi siano stati distrutti o trasformati nel tempo, la memoria del martirio resta viva. Uno dei luoghi più significativi visitati dai pellegrini è stato la chiesa di Saint-Joseph des Carmes, a Parigi, dove è stato eretto un memoriale in onore di tutti i martiri della Rivoluzione francese, con le reliquie dei carmelitani che vi testimoniarono la loro fedeltà a Cristo fino al dono della vita.
La visita alla Conciergerie, antico luogo di prigionia e di giudizio sommario per tanti cristiani, la celebrazione della Santa Messa a Saint-Joseph des Carmes e la venerazione delle reliquie dei martiri hanno suscitato nei pellegrini una profonda varietà di sentimenti: gratitudine per il coraggio eroico di quei figli di Dio, ammirazione per la forza della loro fede e, allo stesso tempo, sconcerto di fronte alle violenze commesse in nome di ideali che promettevano libertà, fraternità e uguaglianza, ma che si trasformarono in persecuzione e morte per chi rimase fedele alla verità di Cristo.
A Parigi, il pellegrinaggio ha incluso anche la visita alla Cattedrale di Notre-Dame e alla chiesa di Saint-Sulpice, monumenti che, oltre alla bellezza architettonica e alla grandezza storica, rappresentano la presenza perenne della Chiesa cattolica nel corso dei secoli.
Ad Avignone, il gruppo ha visitato il Palazzo dei Papi, l’antico convento delle Clarisse — luogo in cui san Cesare de Bus visse un’esperienza decisiva di fede e discernimento, decidendo definitivamente la sua consacrazione a Dio e alla Chiesa — e ciò che resta della casa e della chiesa di San Giovanni Vecchio, dove il santo visse gli ultimi anni e morì il 15 aprile 1607.
Altro momento significativo è stata la celebrazione della festa liturgica di san Cesare de Bus nella cattedrale di Cavaillon, presieduta dall’arcivescovo di Avignone, mons. François Fonlupt, durante la quale i sacerdoti e i fratelli dottrinari presenti hanno rinnovato i loro voti di povertà, obbedienza e castità, in un gesto di fedeltà al carisma e di rinnovamento interiore.
Al termine del pellegrinaggio, il gruppo si è recato a L’Isle-sur-la-Sorgue, luogo di fondazione della Congregazione, e a Fontaine-de-Vaucluse, concludendo con la salita all’Eremo di San Jacques. Durante il percorso, è stato recitato il santo Rosario in un clima di contemplazione, gratitudine e comunione fraterna.
Il pellegrinaggio è stato un’occasione per ritornare alle sorgenti spirituali e storiche della Congregazione. Conoscere la propria storia non è soltanto esercizio di memoria, ma vero cammino di identità. Allo stesso modo, la vita comunitaria rafforza i legami tra i membri, aiuta a riscoprire la bellezza della vocazione condivisa e costruisce un solido senso di appartenenza. Quando una Congregazione custodisce la propria memoria, onora le sue testimonianze e cammina unita, rinnova la consapevolezza che il suo carisma non appartiene al passato, ma è vivo nel presente e aperto al futuro.
La convivenza tra membri e amici della Congregazione, provenienti da Francia, Italia, Brasile, India, Burundi e Tanzania, ha reso ancora più significativa l’esperienza. In ogni celebrazione, in ogni visita e in ogni momento di preghiera si è rinnovata la certezza che l’opera di san Cesare de Bus resta attuale e necessaria, incoraggiando a superare le difficoltà e a rimanere fedeli al carisma dottrinario: annunciare la Parola di Dio in modo semplice ed efficace a tutti, attraverso la catechesi, la direzione spirituale e la testimonianza di vita.
Nel cuore di questa esperienza ha risuonato con forza il desiderio del fondatore: che i Dottrinari siano veri “angeli di luce” e catechisti viventi, consacrati la cui vita renda visibile il Vangelo in mezzo al popolo di Dio.
fr. Rodrigo Donizete de Campos, Dc










