Mercoledì, 15 Febbraio 2017 00:00

La Congregazione

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La Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana

Alle origini della nostra storia

(Dalle Costituzioni – Introduzione e Parte Prima nn.1-6)

¨     La Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana è sorta per opera di p. Cesare de Bus, “uomo di grande pietà, pieno di zelo per la parola di Dio”. Nato il 3 Febbraio 1544 a Cavaillon, in Francia, dopo una fanciullezza e un’adolescenza esemplari, tra i diciotto e i trent’anni, mentre cerca il suo posto nella società, prima come militare e poi come uomo di corte, Cesare finisce per perdere il primitivo fervore. Dio però, servendosi di due laici cristianamente esemplari, Luigi Guyot e Antonietta Réveillade, lo conduce gradualmente alla conversione, maturata nell’Anno Santo 1575.

¨     All’età di circa 38 anni, completati gli studi, Cesare viene ordinato presbitero. Guidato dallo Spirito e toccato dalla miseria materiale e spirituale del suo popolo, causata dalla guerra, dalla carestia e dalla peste, sceglie di servire la Chiesa locale dedicandosi al ministero della predicazione e all’«esercizio della Dottrina Cristiana».

¨     P. Cesare, per un breve periodo, vive in relativa solitudine nell’eremo di S. Jacques a Cavaillon, dove trova luce e forza nella meditazione delle Sacre Scritture e nello studio del Catechismo Romano. Così fa sua la preghiera del salmista «Lampada per i miei passi è la tua Parola e luce sul mio cammino» (Sal 118,105). Questa esperienza lo conferma nell’intuizione che «non vi è mezzo più efficace per riportare sui sentieri della salvezza tante pecorelle smarrite se non il continuo esercizio di questa santa dottrina, colonna e fondamento sui quali poggia la Chiesa».

¨     Nel suo cammino di santità e nella sua scelta catechistica, esercitano un grande influsso il Concilio di Trento, la vita e le opere di figure eminenti del suo tempo, quali: S. Filippo Neri con il suo Oratorio; S. Ignazio di Loyola e la Compagnia di Gesù, grazie anche al direttore spirituale il gesuita p. Pierre Pequet e, soprattutto S. Carlo Borromeo, del quale p. Cesare, verso la fine della sua vita, affermerà: «Fui così colpito ed infiammato dal desiderio di imitarlo che non riuscii a trovare pace prima di aver compiuto qualcosa in questo senso».

¨     Intorno a lui si costituisce un piccolo gruppo di ecclesiastici, dieci presbiteri e un diacono, attratti dalla santità della sua vita, dal suo entusiasmo apostolico e dal suo modo di fare catechesi. Il 29 Settembre 1592, a Isle sur la Sorgue, in Provenza, essi si riuniscono per trovare il modo più efficace di fare la Dottrina Cristiana, redigere alcune regole di vita comune, chiedere al Vescovo un luogo dove abitare insieme. Nasce così la Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana.

¨     Le prime regole evidenziano la duplice finalità del nostro Istituto: l’esercizio della Dottrina Cristiana rivolto a tutti, in special modo ai piccoli e ai poveri, e quello della carità, attuata per mezzo della vita comune. In queste regole è previsto anche il voto privato di obbedienza; solo dopo la morte del Fondatore, per una maggior fedeltà dei membri, sono introdotti i voti pubblici di castità, povertà, obbedienza e la promessa di perpetua stabilità in Congregazione.         

¨     La Congregazione viene approvata dal papa Clemente VIII, con il Breve Exposcit debitum del 23 dicembre 1597 che conferma la sua indole e la sua missione: istruire i bambini ed il popolo semplice con l’annuncio della Parola di Dio, la celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia e della Riconciliazione, l’insegnamento del Credo, dei Comandamenti e dei precetti della Chiesa.

¨     In seguito, la nostra Tradizione fisserà l’eredità spirituale e apostolica lasciataci dal Fondatore nello stemma della Congregazione, formato da una croce ornata dagli strumenti della passione del Signore e dalle parole «In doctrinis glorificate Dominum» (Volgata Is 24, 15).

  1. La nostra Congregazione, sorta nel solco del rinnovamento del Concilio di Trento, trova la conferma della sua vocazione nello spirito del Vaticano II. Essa è riconosciuta dalla Chiesa come Istituto clericale di vita apostolica di diritto pontificio con il nome di Padri della Dottrina Cristiana o Dottrinari (DC). Formata da presbiteri e fratelli, domanda ai suoi figli una profonda unione con Cristo «via, verità e vita» (Gv 14, 8), da realizzarsi attraverso l’osservanza fedele delle presenti Costituzioni.
  2. Il carisma del Fondatore e dei primi confratelli appare ben evidenziato già in una delle prime regole: «Siano tutti ben radicati nella Dottrina Cristiana e nella carità; […] tutta la perfezione della nostra Congregazione ha come fondamento queste due virtù». Pertanto questo è il nostro carisma: la vita fraterna in comunità in vista «dell’esercizio della Dottrina Cristiana», cioè dell’annuncio della Parola di Dio mediante una catechesi accessibile, comprensibile e vicina alla vita dei destinatari.

- è segnata da una grande fiducia nella misericordia di Dio;
- si mantiene in uno stato di conversione permanente individuale e comunitaria;
- si alimenta con la contemplazione del mistero della croce in unione con Maria;
- riconosce nella pratica dell’ascesi un mezzo indispensabile di santificazione e di missione;
- sa trovare nella comunità religiosa e nella Chiesa locale le condizioni per giungere alla sua piena maturazione «secondo la misura del dono di Cristo» (Ef 4,7).

  1. Il nostro carisma, arricchito attraverso i tempi dalla testimonianza di confratelli illustri per santità e dottrina e, in alcuni, per la grazia del martirio, comporta un modo particolare di santificazione e di apostolato. Trova nutrimento e forza nell’ascolto della Parola di Dio: nella preghiera, nella meditazione e nello studio delle Sacre Scritture, nella conoscenza della Tradizione e del Magistero e nell’attenzione alle esigenze di verità e di vita racchiuse nel cuore delle persone.
  2. La nostra vita spirituale, poi, seguendo la via tracciata dal Fondatore:
  1. L’attualità del carisma della Congregazione, evidenziata da numerosi documenti della Chiesa sul primato dell’evangelizzazione nella missione, da un lato ci fa essere riconoscenti davanti al Signore, dall’altro ci richiama alla gioiosa responsabilità di una conoscenza sempre più approfondita di questo dono in vista di un suo ulteriore sviluppo.

L’esercizio della Dottrina Cristiana nei secoli

Come affermano le Costituzioni del 1667 “il fine della Congregazione da sempre è stato e sempre dovrà essere quello di attendere costantemente alla propria e altrui salvezza soprattutto con l’insegnamento della Dottrina Cristiana secondo il catechismo romano”. Il Caput Summum delle Costituzioni al n. 1 specifica come dev’essere quest’esercizio della Dottrina Cristiana: “L’esercizio del nostro ufficio si divide in tre livelli, o specie di dottrine: dottrina piccola, media e grande. Questo metodo non solo ci è stato tramandato e prescritto dal Fondatore ma anche approvato e grandemente raccomandato dalla S. Sede”.

Lungo il corso dei secoli, in base alle esigenze dei tempi e dei luoghi, le attività che mettono in luce il carisma della Congregazione, sono mutate: dalla predicazione spicciola e occasionale, alle missioni, alle scuole… Tutto quanto serve per far conoscere ad ogni persona Gesù Cristo e la Dottrina Cristiana viene utilizzato dai padri. Questa convinzione è entrata nella tradizione dottrinaria, come ci dimostra il Caput Summum delle Costituzioni: «Nello svolgimento dei discorsi non siano proposte controversie, né sollevate questioni difficili o toccate novità dottrinali; invece siano frequenti i paragoni, gli esempi, scelti accuratamente; non vengano citati detti e fatti di scrittori pagani se non raramente e con somma prudenza, come pure le favole ed altre simili espressioni profane; non si facciano citazioni in greco o in ebraico, poche in latino e niente che non sia subito tradotto in lingua volgare e, se si tratta della Sacra Scrittura si aderisca al senso strettamente letterale. Non sia usato uno stile fiorito, raffinato e troppo ricercato, ma un linguaggio semplice e familiare, soprattutto pio ed idoneo a suscitare la devozione. Al termine si faccia una ricapitolazione per argomento delle cose dette e in tutto si segua il metodo di insegnamento che il Fondatore ha affidato attraverso i suoi scritti ed il suo esempio e raccomandato con le sue parole». Ed in altra parte si afferma: “La Congregazione assunse il compito di insegnare non solo nelle Chiese o nelle Basiliche delle città, ma anche in villaggi e cappelle rurali, nelle case private, nei campi, nelle cascine o nei borghi, sulle navi, nelle carceri, negli ospedali, durante i viaggi e passeggiate, nelle visite agli infermi ed agli amici; insomma dovunque e comunque veniva data occasione di evangelizzare”.

Ecco alcuni ambiti in cui l’esercizio della dottrina cristiana, lungo il corso dei secoli, si è sviluppato ed ha trovato conferma da parte della competente autorità.

A servizio della catechesi mediante il Compendio della Dottrina Cristiana

Sull’esempio di p. Cesare, che era convinto che il Catechismus ad parochos, voluto dal Concilio di Trento, era scritto per i preti e non direttamente per i fedeli, ai quali doveva essere adattato, anche i dottrinari basarono la loro attività catechistica studiando attentamente il Catechismo del Concilio di Trento e il modo di proporlo "su misura", senza però perderne in efficacia. Per questo prendevano spunto dalle cose e dai fatti del giorno per far riflettere come modellare e arricchire la propria vita alla luce della Parola di Dio e del Suo amore. Due esempi di dottrinari che scrissero dei Compendi della Dottrina Cristiana:

-        nel 1704 il p. Boriglioni venne trasferito a Roma, nella piccola Casa, con annessa una Chiesa, di S. Nicola degli Incoronati. Questa Casa fungeva dal 1659 anche come Casa della Procura Generalizia della Congregazione ed era l’unica casa dei Dottrinari a Roma. Fu soprattutto in questo periodo che p. Boriglioni scrisse il Compendio della Dottrina Cristiana. La sua struttura è molto semplice. La dottrina cristiana viene esposta in quattro parti: fede, speranza, carità e religione. Tutto è esposto sotto forma di domanda e risposta. Quest’opera ebbe ben 14 edizioni, con grande successo, in diverse parti dell’Italia. Con quest’opera, il p. Boriglioni, si inseriva nella tradizione catechistica della Congregazione della Dottrina Cristiana: la semplicità nell’esposizione, il rivolgersi al popolo semplice, la formulazione in domande e risposte.

-        fra le opere catechistiche che il dottrinario di Sospello P. Ottavio Imberbi, diede alle stampe, ricordiamo il libro “La Dottrina Cristiana secondo il metodo e la pratica dei Padri Dottrinari di Avignone”. Fu stampato a Viterbo nel 1710 e dedicato al Card. Santacroce, vescovo di quella città. Ebbe molte edizioni fatte in diversi tempi e in diverse città. Nel 1862 ci fu la 23° edizione e nel 1897 in Roma ci fu una ristampa con il titolo Compendio della Dottrina Cristiana. La prima volta che venne stampata questa “Dottrina”, fu onorata delle sagge riflessioni di S. Giuseppe Maria Tomasi, cardinale teatino ed era in uso in tutte le scuole pubbliche dirette dai Dottrinari.

A servizio della catechesi mediante le missioni popolari

Il Capitolo Generale della Congregazione del 1711 riconosce l’esperienza e il successo acquistato da p. Badou riguardo al suo modo di fare le missioni dottrinarie e l’incarica di redigere un piano sulle Missioni che potesse servire a tutta la Congregazione per rendere più uniformi ed utili le missioni  al servizio della Chiesa e delle persone a cui esse venivano rivolte. Nel 1716 p. Badou pubblica un libro che ebbe un grande successo “Esercizi Spirituali con un Catechismo e Cantici per aiutare il popolo a profittare delle Missioni”. Il libro è un manuale ad uso del Missionario; in esso si trova tutto ciò che bisogna fare, vi è una raccolta di preghiere, cantici, di istruzioni ad uso dei fedeli e soprattutto una specie di “Giornale della Missione”. Il suo libro è una missione viva; nella prefazione, il p. Badou afferma: “Io lo pubblico così come l’insegno”. Ogni missione era formata da quattro o cinque dottrinari, uno dei quali era chiamato il “capo della Missione”. Le Istruzioni riguardavano essenzialmente due oggetti: la Penitenza e l’Eucaristia. Nel 1823 la “Biographie Toulousaine” presentava il p. Badou come il più illustre e il più santo dei Missionari del suo tempo.

A servizio della catechesi nelle scuole

Nel 1706, in preparazione dell’ingresso dei dottrinari a Civitavecchia, viene dato un memoriale sulla Congregazione al Card. Santacroce. In esso si afferma che scopo della Congregazione è «di stabilire un collegio per l’educazione della gioventù, e l’istruzione della Dottrina Cristiana. L’istituto consiste nell’educazione della gioventù nei collegi, dove insegnano tutte le scienze; nel formare gli ecclesiastici nei seminari; nell’istruire ed eccitare alla pietà il popolo nelle missioni e nell’insegnare per tutto e ad ogni sorta di persone la Dottrina Cristiana con metodo così facile, familiare e fruttuoso che è singolare alla loro Congregazione e con quel felice successo che gli dà il Signore Dio spargendo sopra di essa copiose benedizioni».

Nel 1854 p. Meloccaro, in occasione della sua rielezione a Superiore Generale, scrive una lettera a tutti i confratelli incentrata sull’importanza dell’esercizio della Dottrina Cristiana per ogni dottrinario. Afferma: «Le nostre Costituzioni altamente reclamano che se nei nostri collegi e nelle nostre scuole in corrispettività dei nostri impegni assunti debbono fiorire le scienze, la prima e principale cura per altro dei Precettori deve essere quella della Religione e della morale. Si è per questo che le medesime hanno saviamente stabilito che in ciascuna scuola abbiano luogo in ogni giorno lezioni e spiegazioni del catechismo..». E proseguendo avanti nella lettera, facendo riferimento al fatto che il Fondatore ci vuole “catechismo vivente”, afferma che una caratteristica importante per ogni dottrinario deve essere la semplicità nel parlare. In tal modo si raggiungono tutti gli uditori, ad imitazione del Fondatore, il cui stile era familiare e semplice, «i suoi discorsi ben connessi, giudiziosi e pronunciati con grazia, erano ascoltati con piacere e profitto non solo dalla plebe, ma anche dalle persone dotte». Continua p. Meloccaro dicendo che i dottrinari, oltre alla guida del popolo di Dio con l’insegnamento della Dottrina Cristiana, devono anche esercitare tutti i ministeri inerenti allo stato sacerdotale, quali il predicare, ascoltare confessioni, dirigere Seminari, parrocchie, Missioni.

L’insegnamento scolastico non impedisce la Dottrina, anzi ne è un’occasione privilegiata. I collegi italiani continuarono a seguire la tradizione importata dai padri francesi: il tempo riservato all’insegnamento catechistico è maggiore che nei collegi di altri istituti; la disciplina più indulgente; gli insegnanti aperti, equilibrati ed umani.

A servizio della catechesi nelle parrocchie e nelle scuole di catechismo

Nel 1725 viene affidata alla Congregazione la cura pastorale della parrocchia di S. Maria in Monticelli in Roma. Interessante notare che i dottrinari di S. Maria, oltre ad occuparsi della parrocchia, gestiscono una scuola e fanno catechismo nella Basilica di S. Pietro; infatti ogni domenica cinque Padri andavano nella Basilica per mettere a disposizione della popolazione il loro carisma. Questa prassi durò fino verso il 1900. Nel primo decennio del 1900 la Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana stava vivendo un periodo tanto difficile che aveva indotto la Congregazione dei Religiosi ad inviare un Visitatore Apostolico. Egli convocò tutta la Comunità e disse che a nome del Card. Vives-j-Tuto, Prefetto dei Religiosi, consegnava la direzione della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana a Mons. Angelo Struffolini, già Segretario Generale dei Dottrinari, vescovo di Ascoli Satriano, che, per questo motivo, rinunciava alla guida della diocesi di Ascoli Satriano per rimettersi a servizio della Congregazione a tempo pieno. Questi si mise subito al lavoro presentando l’elenco del Consiglio Generalizio e dei Superiori di tutte le Case i quali furono approvati dal Prefetto della Congregazione dei Religiosi. Il primo pensiero del nuovo Preposito Generale fu quello di dare incremento alla Casa di Formazione e alle Case di Noviziato. Favorì l’organizzazione dei Padri di fare “l’esercizio della Dottrina Cristiana” in diverse Chiese romane. Il papa Benedetto XV, in udienza privata, volle sapere da mons. Struffolini come si stesse sviluppando la sua opera in favore della Congregazione e si rallegrò per l’iniziativa dei Catechismi e della nuova Casa di formazione. Il Padre Generale favorì anche la centralità di Roma e della Casa di S. Maria in Monticelli costituendo un Centro Catechistico. In accordo con il Vicariato di Roma aprì le Scuole Catechistiche che funzionavano a san Giovanni in Laterano, a san Sisto Vecchio, al Quo Vadis e alla Chiesetta del Crocifisso al Ponte Quattro Capi. La “rinascita” della Congregazione ha avuto come priorità la formazione e la catechesi.

Letto 3307 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Maggio 2017 10:53
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