Introduzione agli esercizi spirituali organizzata dal movimento Cesar-stock, espressione della pastorale giovanile dei Dottrinari, per una quindicina di ragazzi e ragazze dal 30 aprile al 3 maggio ad Almese, nei dintorni di Torino; ecco i loro racconti.
«Gli esercizi sono stati un’esperienza intensa e sorprendentemente essenziale. Abbiamo meditato per tre giorni sull’ultimo capitolo del Vangelo di Giovanni, scoprendo ancora una volta quanto le Scritture siano inesauribili: ogni parola custodisce un significato profondo, capace di aprire riflessioni sempre nuove. Mi porto dentro soprattutto la semplicità rivoluzionaria del silenzio. In mezzo alle tante voci che abitano la mente, fermarsi e dare spazio all’ascolto diventa un modo concreto per riconoscere la voce di Dio. Un’esperienza discreta, ma profondamente viva».
«Gli esercizi mi sono serviti a mettermi in gioco e a vivere un clima di preghiera diverso da quello sperimentato nella vita quotidiana. È stato davvero piacevole interrogarmi sul mio futuro, circondato da persone gentili e accoglienti e sempre disposte a dare una mano. Ho potuto porre l’attenzione su aspetti della mia vita e del mio rapporto col Signore che di solito non sperimento; in questo sono stato piacevolmente e utilmente aiutato dai momenti di condivisione con gli altri ragazzi».
«La prima volta che partecipai a questa proposta sperimentai come ci si potesse “sentire bene” al termine della preghiera, come questa potesse consistere non tanto nella ripetizione di qualcosa che mi era stato insegnato, ma come qualcosa di mio, personale. Ho sempre trovato vuoto di significato e semplicistico il consiglio, ricevuto già nei primi anni di catechismo, di parlare con Dio come si parla con un amico seduto di fronte a te. Mi dicevo, Dio è qui con me, ma non lo vedo, non lo sento, e a quel tavolo, alla fine, ci sono solo io. Anche dopo, nel gruppo parrocchiale in cui sono cresciuto, ho imparato a pregare, e ho scoperto che non esiste un solo modo per farlo: farsi domande e provare, in silenzio, a darsi una risposta è un punto di partenza. Mi serviva a riflettere, a ragionare, e ragionare non fa male, ma non era ancora pregare. Questa volta, invece, ciò che mi sono portato a casa è stato imparare a liberarmi dall’ansia di pregare in modo perfetto, cosa che probabilmente mi tratteneva dal provarci veramente. Ho sperimentato che il dialogo con il Signore non è sempre costante, e che la cosa importante è non demoralizzarsi. Ho capito che è un modo di pregare che fa spazio alle difficoltà e non lascia soli, ma guida verso di Lui».
«Alla partenza, non ero così convinta …, ma è andata decisamente meglio di quel che mi aspettassi: certo all’inizio avevo un po’ paura dei momenti di silenzio prolungati, ma pian piano è andata sempre meglio, e sono riuscita a viverli bene. Credo che mi abbiano aiutato sia il percorso iniziale che ci ha introdotti all’esperienza della preghiera, sia i momenti di confronto e condivisione con altri ragazzi che arrivavano da esperienze diverse».
«Non mi è sembrata un’esperienza così distante da quella dei campi Cesar-stock: invece delle testimonianze, ci sono state proposte delle riflessioni sulla Parola di Dio, invece di un solo tempo di preghiera al giorno, nella stessa giornata abbiamo provato a pregare più volte e in modo un po’ prolungato. Così ho potuto scoprire un nuovo modo di relazionarmi con il Signore e posso dire che la mia preghiera è andata in crescendo».
«Un consiglio a chi legge? Non temete di accogliere questa proposta quando ne avrete la possibilità: grazie alla modalità, all’ambiente, al percorso proposti, quest’introduzione agli esercizi spirituali è alla portata di tutti. A presto!».
Cesar-stock






