Mercoledì, 24 Maggio 2017 00:00

La spiritualità del fondatore

Vota questo articolo
(1 Vota)

Il B. Cesare, a partire dalla sua esperienza, trova cinque pilastri su cui edificare il suo rapporto con il Signore: l’amore alla Sacra Scrittura, l’Adorazione Eucaristica, la devozione a Maria, l’invocazione degli Angeli e dei Santi e l’accompagnamento spirituale.

La Sacra Scrittura.

Il B. Cesare si è nutrito della Sacra Scrittura, ne ha fatto l’oggetto della sua meditazione e contemplazione. In tutte le opere attribuite a lui troviamo moltissime citazioni bibliche. Per lui, “ascoltare la Parola” vuol anche dire comprenderla, amarla, credere in ciò che Essa annuncia e metterla in pratica; in essa si trova la forza ed il coraggio per vivere serenamente il pellegrinaggio terreno. La Parola di Dio interroga primariamente colui che la proclama, perché anch’egli ne tragga frutto per la propria crescita spirituale. Il Breve di Beatificazione emanato da Paolo VI afferma: “Il ministero della parola, cioè tutta l’istituzione cristiana si nutre salutarmene e santamente progredisce con la Sacra Scrittura (DV 24). Questa asserzione del Concilio Vaticano II mirabilmente spiega lo zelo e il metodo apostolico del Servo di Dio Cesare de Bus e fondatore della Congregazione dei Preti della Dottrina Cristiana, che nutrì la mente con un quotidiano alimento della Sacra Bibbia”.

L’Adorazione Eucaristica

P. Cesare mantiene una grandissima devozione al SS.mo Sacramento. Affermava che avrebbe preferito subire la perdita della cosa a lui più cara piuttosto che tralasciare la celebrazione anche una sola volta. Il suo amore all’Eucaristia, p. Cesare lo manifesta anche nell’Adorazione. All’inizio del suo ministero sacerdotale, si ritira per circa due anni in un piccolo eremo intitolato a S. Jacques, su una collina prospiciente Cavaillon. Qui, di sua mano, apre una finestrella attraverso la quale, dalla sua stanza, può contemplare, anche quando è in camera, il SS.mo Sacramento presente nel Tabernacolo.

La devozione a Maria

Il B. Cesare stesso nella sua autobiografia afferma che ricevette dal Signore questa devozione sin da quando era ragazzo, in particolare verso la Vergine Immacolata. Maria, negli scritti del Beato, è vista come la Madre della misericordia, che intercede per noi pellegrini sulla terra e bisognosi continuamente del perdono di Dio e come la Madre che, ai piedi della Croce, ha sofferto più di qualsiasi martire partecipando alla passione del Figlio suo amato.  In particolare, Maria viene da lui venerata con la recita del Rosario.

L’invocazione degli Angeli e dei Santi

Il B. Cesare nutre anche una grande venerazione verso gli Angeli e i santi. Egli voleva mettere ogni ora del giorno sotto la protezione di un santo e lo invocava con diverse giaculatorie.  L’essere catechista e annunciatore della Parola di Dio è visto dal B. Cesare come essere angelo di luce. La Dottrina Cristiana è la luce che illumina tutti gli uomini e dona loro gioia, serenità e speranza. Annunciando la Dottrina, i catechisti diventano messaggeri di questa luce che si diffonde sia con le parole che con la testimonianza della vita. Nel testamento spirituale consiglia l’amicizia di un Santo: “Scegliete un santo fra tutti, imitatelo e leggetene spesso la vita. Pregatelo ogni giorno perché vi comunichi il suo spirito e la sua santità. Cercate di essere un suo devoto e di seguire coraggiosamente le sue sante orme perché come lui possiate avere il medesimo desiderio di andare in cielo”.

L’accompagnamento spirituale

Nel cammino della sequela Christi, il B. Cesare si è lasciato guidare da altre persone, manifestando loro i propri sentimenti, le proprie difficoltà e le proprie gioie. Le prime due guide spirituali sono due laici: Antonietta Reveillade, donna semplice e analfabeta e Luigi Guyot, sacrestano della Cattedrale di Cavaillon. Dopo venne indirizzato al gesuita p. Pequet, con il quale p. Cesare fa gli esercizi spirituali. Il padre gesuita lo segue anche negli studi ripresi, decidendo di tenergli lui stesso lezione in questo modo: Cesare, terminata la meditazione del mattino annotava in francese i sentimenti, le ispirazioni e le luci interiori che Dio gli aveva comunicato; traduceva quindi dal francese al latino quanto aveva scritto e lo consegnava al suo confessore. Questi otteneva così due risultati: correggere gli eventuali errori della composizione e conoscere il progresso compiuto nella vita spirituale. 

Letto 1051 volte Ultima modifica il Mercoledì, 24 Maggio 2017 08:54
Lascia un commento