Mercoledì, 28 Agosto 2019 00:00

Il nuovo quadro del Servo di Dio Giuseppe Raoulx, dottrinario

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Nel 2017, in occasione del 280° anniversario della nascita del Servo
di Dio Giuseppe Raoulx, la Congregazione ha voluto ricordare questo
suo figlio illustre, testimone di Gesù fino all’effusione del sangue,
commissionando un quadro all’artista spagnolo Raul Berzosa Fernandez.
Il ritratto ha voluto mettere in evidenza le caratteristiche della
vita del Servo di Dio:
- il forte raggio di luce che proviene da Dio e che ha guidato tutto
il suo percorso vocazionale;
- la stola rossa sull’abito tradizionale dei Dottrinari, e la palma
del martirio, per indicare l’offerta della vita per Cristo;
- il libro “Doctrina Christiana”, che indica la sua missione di Dottrinario;
- la ghigliottina, strumento con il quale è stato ucciso.
Il quadro, che è collocato in Casa Generalizia vicino a quello
raffigurante i Beati Martiri Dottrinari Claudio ed Eustachio, insieme
alle immaginette realizzate, vogliono contribuire a ricordare questo
fedele discepolo del Signore, auspicando che il suo processo di
beatificazione possa giungere presto a buon fine.
Approfittiamo di questa occasione per riportare brevemente la sua biografia.
Il Servo di Dio Giuseppe Raoulx nasce a Graveson, tra Avignon e
Tarascon, il 17 agosto 1737. Entrato nella Congregazione dei Padri
della Dottrina Cristiana a sedici anni, dopo aver percorso il cammino
formativo, svolge la sua missione in vari collegi ed istituzioni
dottrinarie. Nel 1789, allo scoppio della Rivoluzione Francese, si
trova a Parigi come Assistente Generale per la Provincia d’Avignone,
svolgendo simultaneamente un’intensa attività di predicazione. Quando
divampa la Rivoluzione, si rifiuta di firmare il giuramento per la
“Costituzione Civile del Clero” e si nasconde per paura di essere
anche lui ucciso. Cambia nome, si dedica al commercio ed evita di
esercitare il ministero alla luce del giorno. Nonostante ciò, cade in
una trappola e viene riconosciuto. Rifiutando di bestemmiare contro la
Religione e Cristo Redentore, P. Raoulx replica animatamente e
dichiara di essere sacerdote. Viene rinchiuso nel carcere di S.
Lazzaro con l’accusa di aver rifiutato il giuramento e di esser stato
trovato in possesso di un libro che prendeva in giro i preti che
prestavano giuramento. Nel carcere conduce la vita di una comunità
religiosa con le ore riservate alla preghiera, alla lettura spirituale
e ad altri esercizi di pietà, si rivolge ai suoi compagni parlando
della necessità di prepararsi alla morte. Quando viene convocato
davanti al tribunale ringrazia il Cielo perché gli viene concesso di
morire per il suo Dio. Condannato a morte il 25 luglio 1794, è
ghigliottinato lo stesso giorno. Chiede di essere ucciso per ultimo al
fine di poter dare l’assoluzione sacramentale a tutti i condannati.
Il suo processo di beatificazione, insieme a quello di altri sacerdoti
e religiosi, è stato completato a Parigi, ma ancora si attende la
beatificazione. 

Letto 12709 volte Ultima modifica il Mercoledì, 28 Agosto 2019 23:10
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