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15 aprile festa del B. Cesare de Bus In evidenza

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Messaggio per la Festa del Beato Cesare 

15 aprile 2019

Il Beato Cesare: uomo di santa memoria

Il Superiore Generale

2019 CC 2

 

Carissimi confratelli, membri dei Movimenti Laicali Dottrinari e amici tutti,

nel suo famoso romanzo “I miserabili”[1](1862), Victor Hugo[2]scrive: “Il nome di Voltaire è conosciuto, ma non il nome di Cesare de Bus. Tuttavia Cesare de Bus è un uomo di santa memoria, e Voltaire[3]no” (Vol. II libro 8). È vero quanto afferma il grande scrittore francese riguardo al Beato Cesare: è un uomo di santa memoria, ma poco conosciuto.

Ho pensato che sia cosa bella che ogni anno, il 15 aprile, giorno in cui facciamo memoria del suo ritorno alla Casa del Padre, giunga un breve Messaggio a tutta la Famiglia Dottrinaria, ai devoti del Beato Cesare e anche a quanti ancora non lo conoscono per dare occasione di scoprire o riscoprire la vicinanza e l’attualità di questo santo sacerdote, fondatore di una Congregazione dedita alla catechesi.

Proclamandolo Beato, San Paolo VI invitava a seguire la sua linea di condotta: «promuovere una catechesi accessibile, comprensibile e aderente alla vita… accompagnare il ragazzo o l'adulto nella sua lenta ricerca di Dio... ».

Il Beato Cesare de Bus rimane ancora oggi un testimone e un profeta. Desidero richiamare brevemente cinque pilastri su cui si fonda la sua esperienza di vita e che, certamente, possono ispirare il nostro cammino cristiano:

  1. L’amore per la Sacra ScritturaP. Cesare è stato un uomo dell’ascolto che, alla scuola di San Bernardo, si è nutrito della Parola di Dio, fino ad impararla a memoria. Diceva il nostro Beato in una sua omelia:Cosa vuol dire ascoltare la Parola di Dio? Basta forse solo ascoltarla? Sì, purché la si metta in pratica, perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti dinanzi a Dio, ma quelli che la mettono in pratica saranno giustificati (Rom 2,13)… Chi è da Dio, cioè chi è in grazia di Dio, chi ha Dio in sé, chi è pieno di Dio, ascolta la sua Parola, ama la sua Parola, la crede e la mette in pratica; tutto ciò è compreso nel verbo ascoltare (cf. Lc 11,28)”. Anche noi siamo chiamati a riscoprire sempre la bellezza e la ricchezza della Parola di Dio, a nutrirci di questa Parola, a farne oggetto di preghiera, di meditazione e di studio per donarla ai fratelli.
  2. Il gusto della preghieraP. Cesare non ha inventato nuove scuole di spiritualità, ma si è servito di ciò che offriva la Chiesa del suo tempo.  Certamente importanti per lui sono stati, oltre alla Sacra Scrittura, l’Eucaristia, celebrata ed adorata, la contemplazione del mistero della Croce, la devozione alla Vergine Maria, in particolare con la recita del S. Rosario, e gli Esercizi Spirituali. È quella che oggi Papa Francesco chiama la spiritualità popolare.Non si tratta soltanto di manifestazioni di religiosità popolare da tollerare, ma di una vera spiritualità che, afferma il Papa, deve essere rafforzata e catechizzata secondo le sue proprie vie. Anche noi, alimentiamo il nostro rapporto con il Signore attraverso la preghiera personale e comunitaria, ed in particolare con la condivisione della Parola di Dio, l’Eucaristia, celebrata e adorata, e l’amore alla nostra Madre celeste, soprattutto mediante il Rosario
  3. La catechesi mediante un linguaggio immediato e sempliceCome sappiamo, il Signore si è servito di due persone umili, Luigi Guyot e Antonietta Reveillade, per condurre Cesare sulla via della conversione. Questa esperienza gli farà comprendere l’importanza di annunciare Gesù e il Suo Vangelo in modo semplice. In questo senso la catechesi, per il Beato Cesare, deve avere due caratteristiche: 
    a. il legame profondo alla Sacra Scrittura, alla Tradizione e al Magistero della Chiesa: p. Cesare ha studiato attentamente il Catechismo Romano;
    b. l'immediatezza del linguaggio: p. Cesare è convinto che bisogna farsi comprendere da tutti, dai dotti e dal popolo semplice (da qui anche la suddivisione della Dottrina piccola, media e grande).
    Ogni occasione, anzi la nostra stessa vita, deve diventare “catechismo vivente”, per diffondere la luce che è Cristo, non solo con le parole, ma anche con i fatti. Anche noi siamo chiamati a trasmettere non parole o idee nostre, ma ciò che la Chiesa ha ricevuto dal Signore e continuamente e fedelmente al Suo insegnamento consegna ad ogni generazione di fedeli.
  4. La predilezione per i poveri. Uno dei frutti dell’esperienza della misericordia di Dio nella vita di p. Cesare fu il prodigarsi soprattutto in favore dei poveri, dei bisognosi e dei malati. Il Beato Cesare non lasciò mai di dedicarsi personalmente alle opere di misericordia con elemosine e assistenza personale; aiutando orfani e vedove, visitando malati e indigenti. Il catechista, e in generale ogni cristiano, provvede non solo all’istruzione religiosa, ma anche ai bisogni materiali di coloro che vivono in condizioni disagiate. Così diceva il Beato Cesare in una sua omelia: “I giusti meravigliati diranno: quando ti abbiamo visto assetato, sentiranno dirsi dal divino Giudice: ogni qual volta che avete fatto qualche cosa per uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatta a me (Mt 25,40). Vedete, o cristiani dilettissimi, in qual grado e stima ha Egli i poveri! Chi lo crederebbe, se non lo dicesse Lui stesso? Non dice: l’avete fatta ai miei, o amici o fratelli, ma a me stesso… Non li disprezziamo pertanto, non li sfuggiamo, non li cacciamo via. Amiamoli come Gesù Cristo li ha amati; rendiamoli partecipi dei nostri beni, come Dio ci ha reso partecipi dei beni suoi; diamo loro del pane in questo esilio e Dio darà a noi il pane degli Angeli nella patria celeste; diamo loro da bere e Dio ci disseterà nel torrente delle sue delizie; copriamoli con le nostre vesti e Dio coprirà noi d’un abito di splendore e di gloria nella sua casa”. (Omelie sopra i vangeli dell’anno, vol. II, 60).
  5. La Chiesa localeP. Cesare ha amato la Chiesa locale. Ha speso tutto il suo sacerdozio per essa, prima a Cavaillon, poi ad Avignon. Su sua indicazione, anche i primi dottrinari si sono messi a servizio di alcune Chiese locali. La comunione e la collaborazione con il Vescovo, con gli altri presbiteri, religiosi e laici, diventa per ognuno di noi un punto irrinunciabile per un servizio alla Chiesa che è comunione. È questo il forte richiamo a metterci a servizio della nostra Diocesi, della nostra parrocchia, dei nostri gruppi e di tutti coloro che il Signore stesso ci fa incontrare sul nostro cammino.

Carissimi, ogni dottrinario, ogni comunità dottrinaria, ogni laico dottrinario è sempre chiamato a offrire nella Chiesa la propria testimonianza e attività apostolica lasciandosi guidare da questi cinque pilastri che hanno sostenuto la vita del Beato Cesare, così che anche noi possiamo diventare “catechismo vivente”.

È vero quanto diceva San Giovanni Paolo II: I santi non invecchiano praticamente mai. Essi restano testimoni della giovinezza della Chiesa(2 giugno 1980). Lo vediamo in queste intuizioni che il Beato Cesare continua ad offrire a ciascuno di noi. È davvero un “uomo di santa memoria” (Victor Hugo) che vale la pena conoscere.

In questa annuale Festa del Beato Cesare ci sentiamo uniti nella preghiera per domandare al Signore:
- il dono di sante e numerose vocazioni dottrinarie;
- il dono di persone e famiglie che, aiutati dall’esempio e dall’insegnamento del Beato Cesare, desiderano vivere sempre con maggior gioia il loro essere discepoli di Gesù;
- il dono della canonizzazione del Beato Cesare perché il suo esempio di vita possa essere conosciuto sempre più nella Chiesa, in particolare da coloro che svolgono il servizio della catechesi.

Vi invito a prendere la buona abitudine di far diventare la Festa del Beato Cesare occasione per ritrovarsi insieme, come unica Famiglia formata da padri, membri delle Fraternità della Parola, del Movimento Familiare Dottrinario e dei Laici Dottrinari, da catechisti e da quante altre persone vorranno aggiungersi, per pregare, formarsi e vivere insieme un momento di fraternità.

Buona Festa

Roma, 15 aprile 2019

412° anniversario della morte del Beato Cesare


p. Sergio La Pegna, dc

                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Superiore Generale


[1]Èun romanzo storicodi Victor Hugo, pubblicato nel 1862, è ambientato in Francia dal 1815 al 1832, Restaurazionepostnapoleonica alla rivolta antimonarchica del giugno 1832.

[2]Nato aBesançon(Francia) il 26 febbraio1802e morto a Parigi22 maggio1885è stato uno scrittorepoetadrammaturgopoliticofrancese, considerato il padre del Romanticismoin Francia.

[3]Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet(Parigi1694– 1778) è stato un filosofodrammaturgostoricoscrittoresaggistafrancese. Il suo nome è legato al movimento culturale dell'illuminismo, di cui fu uno degli animatori e degli esponenti principali.

Letto 3648 volte Ultima modifica il Lunedì, 22 Aprile 2019 20:49
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